Da Tridico a Di Mare: ora via i boiardi a Cinque Stelle

FRANCO DI MARE GIORNALISTA

Ora che i Cinque Stelle non saranno più al potere e, in parte, “minacciano” di boicottare l’azione di Mario Draghi non votandogli la fiducia, che fine faranno gli “occupanti” del sottogoverno giallorosso? A partire da quel Mimmo Parisi messo da Luigi Di Maio a capo dell’Anpal, l’agenzia nazionale per le Politiche attive del lavoro; ma anche di Anpal Servizi, che ha provveduto all’assunzione di 2.700 navigator. Parisi è stato prelevato, addirittura, dalla Mississippi State University, dov’era titolare di una cattedra prestigiosa, per venire a insegnare agli italiani come trasformare un “divanista” in apprendista. Ha fallito due volte. Intanto, per non essere riuscito a dare slancio alle politiche attive del lavoro, confermando che un sussidio tale è e tale resta: il Rdc ha sbloccato una quantità modesta di contratti, per lo più di carattere temporaneo. E poi per non aver saputo – tuttora – consegnare la piattaforma Italy Works (sul modello dell’American Works) che permettesse di incrociare domanda e offerta di lavoro, per rendere operativa la fase-due del reddito. Ai navigator sarebbe servita come il pane.

Inoltre, questo professorone c’è costato un occhio della testa. Nell’aprile dello scorso anno, in piena pandemia, una doppia interrogazione del Pd metteva nel mirino le “spese pazze” sostenute dal paisà per mantenersi a Roma: voli in business class per 71 mila euro (di viaggiare in Economy non ne ha mai voluto sapere), 55 mila euro per noleggio con conducente, 32.400 euro di affitto per una casa nella Capitale (2.700 euro al mese per cinque stanze). Cifre che lo stesso Parisi dice di aver puntualmente rendicontato. Nel 2019, però, ha guadagnato la bellezza di 179 mila euro e ha persino provato ad alzare il tetto fino a 240 mila (senza riuscirci). Ma il costo complessivo è comunque elevato e si aggira sui 345 mila euro l’anno. Grazie, Giggino!

Ma un altro protagonista del sottogoverno grillino è il capo dell’Inps, Pasquale Tridico. Che di recente è uscito allo scoperto, ammettendo che forse, in effetti, quasi quasi, il reddito di cittadinanza non è granché. Non basta a redimerlo. Tridico è stato l’inconsapevole protagonista del primo flop day sulla misura dei seicento euro per professionisti e partite Iva, messi a disposizione dal governo per sopperire ai primi danni del Coronavirus. Il sistema è andato in tilt, si disse a causa di un hacker, con la conseguente violazione dei dati sensibili di tantissimi richiedenti (sulla piattaforma piombarono 300 domande al secondo: crash garantito). In quell’occasione, il presidente dell’Inps fu anche il primo a instaurare un clima da “caccia alle streghe” per aver svelato che alcuni parlamentari avevano avuto accesso all’aiutino, svelandone l’identikit. Tridico ha sempre respinto le accuse, così come ha sempre sostenuto che gli abbiano raddoppiato lo stipendio a sua insaputa (da 62 a 150 mila euro), a causa di un iter procedurale avviato nel 2019 dal governo Lega-Cinque Stelle. Entrato da subito nel mirino dei renziani – anche per le lungaggini dell’erogazione della cassa integrazione in deroga – è stato più volte invitato a dimettersi. Non ci ha pensato nemmeno.

Infine, un altro protagonista dell’universo grillino è il direttore di Rai 3 Franco Di Mare. Un anchorman buono per tutte le stagioni, abbindolato dai poteri forti e protagonista di tante e tali gaffes da renderlo un “sospetto” anche per “Il Fatto quotidiano”, l’organo più vicino ai Cinque Stelle. Da dove questo legame indissolubile coi grillini? E perché il passato di Di Mare, come svelato puntualmente da alcune inchieste giornalistiche, non è stato setacciato come gli altri prima dell’incoronazione a direttore di rete? Prima di epurare dalla trasmissione da “Cartabianca” Mauro Corona a causa di affermazione sessiste (diede della “gallina” a Bianca Berlinguer), e nonostante il perdono accordato dalla giornalista, Di Mare si era reso celebre per altre circostanze: come alcune palpatine in diretta (sviscerate da Striscia), la finta intervista a un pentito di mafia, o per aver sponsorizzato senza permesso – coinvolgendo Attilio Romita del Tg1 – una linea di pannolini. Mr Pampers, però, usa la Rai come il soggiorno di casa. “Dopo la stagione dell’innamoramento renziano – ha scritto Rodano sul Fatto – Di Mare è passato con straordinaria naturalezza sotto l’ombrello dei Cinque Stelle: ha eccellenti rapporti con Luigi Di Maio e Vincenzo Spadafora (…) Altro che ingenuo, è un giornalista di relazione, e quindi un uomo di potere. Gaffe dopo gaffe, paradossalmente, diventa più forte”.

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