Se il segretario di stato vaticano esprime “perplessità” sulla scelta del governo italiano di entrare nel Board per Gaza sotto l’egida di Donald Trump e se il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, mons. Francesco Savino, parteciperà a un evento di Magistratura democratica per il No al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, altri vescovi attaccano sul fronte della lotta all’immigrazione. Non è una delle fasi migliori, questa, per i rapporti tra il governo e la Chiesa. Ha usato toni durissimi, l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice. In un messaggio inviato a Mediterranea Saving Humans, parlando dei recenti naufragi – “l’ennesima strage, non è una tragedia!, consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche” – il presule ha scritto che “queste vittime – questi volti e questi corpi cancellati dei poveri – sono l’ennesimo frutto delle scelte disumane dell’Europa e dell’Italia”.

Scelte, ha aggiunto l’arcivescovo palermitano, “capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono e di colpevolizzare come criminali quanti prendono il largo come ‘pescatori di uomini e di donne’ in balìa delle onde. Questi corpi umani che il mare ha riconsegnato sono una chiara denuncia di chi per mera propaganda populista rivendica il risultato della riduzione degli sbarchi”. Mons. Lorefice, che ha anche ricordato “la strage in atto della Striscia di Gaza!”, ha sostenuto che “è l’umanità a essere in gioco simbolicamente nel Mediterraneo, quell’umanità che pare progressivamente sparire dall’orizzonte della politica contemporanea, dominata dalle derive nazionalistiche, dalla politica contemporanea, dominata dalle derive nazionalistiche, dalla competizione spietata, dalla guerra ai poveri e ai migranti, dal rifiuto dell’altro. Sembrano essere questi oggi i princìpi dell’azione politica, esibiti senza vergogna, sbandierati come valori”. A poca distanza, la Conferenza episcopale calabrese ha pubblicato una dichiarazione che, sebbene più sfumata nei toni, quanto a contenuto è un fac simile: “Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee di essere all’altezza della migliore tradizione di civiltà del nostro paese e del nostro continente che crede nella sacralità di ogni essere umano e soprattutto se in difficoltà lo accoglie e se ne prende cura. Chiediamo quindi di aprire corridoi umanitari sicuri per chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria”. “Chiediamo – si legge nel documento – che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”. Continua su il foglio.it