Si fa presto a dire “faccia di bronzo”. Ma il bronzo non basta più per descrivere la resistenza di una certa casta bramina agli scandali, allo sputtanamento, alla vergogna. Forse bisognerà fare un giro nelle terre rare dell’Africa per trovare un metallo ancora più refrattario a ogni questione morale. Ci servirà per definire la faccia di Sabrina De Capitani, l’ape regina che ha trascinato il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, nel gorgo di una pesantissima inchiesta per corruzione. O per coprire l’indecenza di Nicola Tarantino, il factotum dello scempio di Cannes, orchestrato negli anni dello “spendi & spandi” dal balilla Manlio Messina, capo indiscusso della corrente turistica di Fratelli d’Italia. Tarantino e la De Capitani sono ancora sui ponti di comando. Uno amministra i milioni della Film Commission, l’altra il ricco budget della Fondazione Federico II.
