A giudicare dalle reazioni, Roberto Vannacci ha fatto bene a lasciare la Lega. Nel partito sedotto e abbandonato, solo Salvini e i leghisti sovranisti se la sono presa a male. “Sono amareggiato sul piano umano prima che politico”, dice il segretario. Gli fa eco Claudio Borghi: “Roberto, che delusione… fai il gioco di chi divide le forze sovraniste”. Ma tra gli altri, nessuno si straccia le vesti per il suo addio. A cominciare dal partito del nord, che ora torna a dettare legge.
Un passo indietro. A metà mattina, la notizia rimbalza a Montecitorio. I cronisti informano la deputata leghista Simonetta Matone: pare ci sia un estremo tentativo di Matteo Salvini, sta provando a convincere Vannacci a restare. “Eh no, non mi dovete dire queste cose…”, ironizza Matone. Il capogruppo Riccardo Molinari è tra i più contenti. “Oggi sorrido”. Insomma, generale vai pure.
Anche in Veneto l’attesa è trepidante. “Ma è ufficiale?”, si informano a Montecitorio prima di dare il via ai festeggiamenti. Il Rubicone sarà varcato alle 16, quando Matteo Salvini a via Bellerio aprirà i lavori del consiglio federale. Ma intanto per tutta la giornata va in scena una surreale guerra di nervi, che non cambia le carte in tavola, ma dice molto sul futuro della Lega. “C’è un solo punto all’ordine del giorno ed è la sicurezza. I vicesegretari sono tutti invitati”, fa filtrare Salvini alle agenzie. Il generale è avvisato: non sono io che ti caccio, sei tu che te ne vai. Lui, prima ricambia con un ostinato silenzio. Poi, allo scoccare delle 16 rompe gli indugi, citando Oliviero Toscani: “La mia è l’unica destra. Inseguo un sogno. Chi mi ama mi segua”. Continua su Huffington Post


