Il grande bluff degli immobili

Da sinistra, l'assessore regionale all'Economia, Gaetano Armao e il presidente della Regione, Nello Musumeci

Adesso la partita degli immobili può cominciare per davvero: l’assessore all’Economia Gaetano Armao, nei giorni scorsi, ha nominato la commissione trilaterale che si occuperà della “valutazione effettiva delle quote” pari al 35% del “capitale netto del Fiprs”, ad oggi intestate alla Regione. E che la stessa Regione, ripescando una norma inserita in Finanziaria dal governo Crocetta nel 2017, intende rifilare al Fondo Pensioni dei dipendenti regionali, controllato da Palazzo d’Orleans, allo scopo di fare cassa. Anche l’ex assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici, ha detto che così fan tutti: “Per far fruttare il denaro che hai a disposizione, generalmente, non lo metti sotto il mattone, ma compri mattoni – aveva spiegato a Buttanissima il deputato del Pd – cioè fai operazioni immobiliari e cerchi di dare valore al denaro che accumuli”. E fin qui va bene. Ma considerati i pasticci immobiliari del governo Musumeci, e le proteste dei sindacati di fronte a una prospettiva più unica che rara, è d’obbligo tenere gli occhi aperti.

Il 35% del Fiprs (acronimo di Fondo Immobiliare della Regione siciliana) non si sa ancora quanto valga. La Regione, infatti, ormai da un decennio buono, non esegue una mappatura completa dei suoi edifici. Il censimento affidato a Sicilia Patrimonio Immobiliare, nell’ambito dell’operazione di svendita di 33 immobili nel 2007, ha portato ai risultati che sappiamo: 110 milioni di euro buttati. Mentre i dati contenuti all’interno del server della Spi ora risultano obsoleti e inservibili. Il prossimo passo, cioè “l’acquisizione di una piattaforma gestionale informatica per la razionale gestione dei beni del patrimonio”, come espresso nell’ultima nota di aggiornamento del Defr (il documento di economia e finanza), non è ancora compiuto.

Eppure, il governo Crocetta aveva deciso che il valore iniziale e parziale di questa operazione si aggirasse sui 22,75 milioni di euro. Una valutazione che la magistratura contabile aveva definito, all’epoca, “iperbolica e inadeguata”, che non teneva conto “delle previsioni negative del mercato immobiliare”. Due anni e mezzo dopo, nessuno s’è posto il problema di verificare. Il valore degli immobili non è stato ancora rivelato, eppure, col nullaosta del Fondo Pensioni e del suo commissario straordinario Fulvio Bellomo, l’operazione è andata avanti e adesso entra nel vivo.

I 22 milioni e rotti che il Fondo Pensioni si appresta a sborsare, sono soltanto una parte del totale. Alla commissione trilaterale, infatti, toccherà stabilire il “valore effettivo e attualizzato delle quote”, cioè quel 35%. Occorre un censimento sui palazzi della Regione. A effettuarlo sarà questa benedetta commissione, composta da tre membri: il capo di gabinetto dell’assessorato all’Economia, cioè la dirigente Alessandra Russo; il dirigente del Servizio 4 di Riscossione del Dipartimento Finanza e Credito del medesimo assessorato, cioè Gaetano Chiaro; e, per il Fondo Pensioni, il dirigente di terza fascia del Servizio 5 – Ragioneria e Programmazione economica ed Investimenti, Giovanni Di Leo. Saranno loro a stabilire l’ammontare della cifra che il Fondo Pensioni, che da anni eroga gli assegni di quiescenza a mille ex dipendenti regionali, dovrà versare nelle casse della Regione. Il Fondo avrebbe nella propria disponibilità un tesoretto da circa un miliardo e mezzo. La liquidità non manca.

Ma i sindacati restano sul “chi va là”: non hanno preso bene l’investimento nel mattone da parte di un fondo deputato a fare altro. Quelli del Conas-Codir, Dario Matranga e Marcello Minio, hanno chiesto “l’immediata nomina del consiglio d’amministrazione dell’ente: un commissario nominato dalla parte venditrice che impone pure il prezzo di vendita può garantire l’autonomia dell’ente previdenziale? Non si può inoltre non considerare – aggiungono – il fatto che gli enti previdenziali (compreso Inps) stanno dismettendo tutti gli immobili in linea a quelle che sono le buone pratiche consigliate in questo momento storico”. Dubbi anche da parte anche della Cisl Fp. “Ci chiediamo – commentano Paolo Montera e Fabrizio Lercara – che senso abbia questa operazione immobiliare in questo momento, soprattutto dopo che la Regione ha annunciato l’intenzione di raggruppare tutti gli uffici regionali di Palermo in un unico Centro direzionale. Il nostro timore è che si stia tentando di fare cassa, business, utilizzando i soldi dei dipendenti regionali. Vigileremo passo passo affinché non si speculi mettendo a rischio i fondi che derivano dal lavoro dei dipendenti regionali”.

Il centro direzionale di cui parla la Cisl è una nota operazione avallata dall’Ars (con il voto all’articolo 2 del “collegato” alla Finanziaria 2019), del valore di oltre mezzo miliardo di euro, che nei prossimi vent’anni dovrebbe consentire all’Ente di riunire gli uffici e gli assessorati sotto un unico tetto. O meglio, tre tetti. Dato che dovrebbero sorgere a Palermo tre torri, stile Pirellone, per riunire il personale. Un altro aspetto scomodo di questa vicenda è politico. L’attuale maggioranza, non più tardi di due anni e mezzo fa, aveva profondamente contestato la norma. Come rivelato da Live Sicilia, che ha recuperato i rapporti stenografici dell’epoca, il 27 aprile 2017, durante un’infuocata seduta a Sala d’Ercole, l’attuale assessore al Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, l’aveva definita “una vergogna”, mentre il collega Marco Falcone, che oggi si occupa di infrastrutture, addirittura una “truffa”. Secondo l’attuale responsabile della Funzione Pubblica Bernadette Grasso, invece, si stavano “togliendo soldi ai lavoratori per un’operazione incerta”. E sempre Falcone, in riferimento a un edificio di Assoro, in provincia di Enna, sembrava aver centrato il succo del problema: il palazzo, a cui la Regione (crocettiana) dava una valutazione di 3 milioni di euro, non sarebbe valso più di duecentomila euro.

Anche Antonello Cracolici, a distanza di tempo, ha voluto sottolineare la doppia morale del governo Musumeci, che nel 2017 sgattaiolava fra i banchi dell’opposizione di palazzo dei Normanni: “Musumeci e i suoi attuali sodali, durante la scorsa legislatura, hanno gridato allo scandalo quando la giunta Crocetta e Baccei proposero questa norma. Fecero muro – sottolinea Cracolici -. Ma alla prima curva hanno subito sbandato, riprendendo in mano quello che prima contestavano. E’ la storia della doppia morale: se tu affermi una cosa, non puoi praticarne un’altra. Non puoi dire che gli altri puzzano e tu profumi”. Somiglia un po’ alla storia del “voto segreto” e all’arringa di Santi Formica, deputato del gruppo di Musumeci, durante la legislatura Crocetta: “Se aboliamo il voto segreto in una Istituzione ad elezione diretta, significa che il Parlamento non conta più nulla” disse. Oggi Musumeci, più volte vittima dei franchi tiratori, minaccia di non tornare in aula se non subentra la modifica del regolamento. Quisquilie…

L’ultima annotazione necessaria in questa storia dai contorni poco definita, è arrivata dagli stessi assessori citati prima, che in una nota di rettifica all’articolo di Live Sicilia, hanno assicurato massima trasparenza sul buon esito dell’operazione immobiliare che coinvolge il Fondo Pensioni: “La Giunta, in coerenza a quanto lamentato proprio in quell’acceso dibattito in aula richiamato – scrivono Falcone, Grasso, Cordaro e Turano – ha voluto verificare la congruità della valutazione sugli immobili che la Regione mette a disposizione del Fondo. Tutto ciò, appunto, per salvaguardare, ma stavolta realmente, non soltanto le prerogative del Fondo Pensioni ma anche i diritti dei pensionati. L’obiettivo, infatti, è quello di eliminare ogni profilo di incertezza e di alea che, in passato, avevamo prontamente segnalato nel contesto del Parlamento siciliano. Peraltro, va evidenziato che solo quando e se tutte le verifiche saranno realizzate, si darà seguito alla norma di cui si discute”.

Rispetto al niente di Armao, è già qualcosa. Ma non abbastanza, dato che la Corte dei Conti, nell’ultimo giudizio di parifica, aveva espresso dubbi sulla “forte esposizione debitoria di Prelios” (proprietaria del Fiprs) “nei confronti del sistema bancario”. Chi si sobbarca i debiti? Gli ex dipendenti regionali forse? I giudici contabili, inoltre, avevano chiesto che della valutazione degli immobili si occupasse un’agenzia indipendente. La risposta è stata una commissione trilaterale in cui due membri sono di nomina governativa. E l’altro lavora per un fondo guidato da un commissario straordinario, nominato, anch’egli, dal governo regionale. Come premesse non è che siano grandiose…

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