Il mite populismo di Schifani

Il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, nel giorno dell'insediamento dei parlamentari all'Ars

Prendete le dichiarazioni programmatiche di Renato Schifani, lo scorso 1° dicembre all’Assemblea regionale: i toni erano decisi, quasi convincenti; i contenuti forti, pragmatici. Sembrava l’annuncio di una rivoluzione gentile. Il presidente aveva toccato molti temi, tutti condivisibili: unico inciampo sulla “continuità” col governo Musumeci, che a stretto giro, con la sospensione del giudizio di parifica sul Rendiconto, la Corte dei Conti (indirettamente) gli avrebbe rinfacciato.

Col passare dei giorni, però, gli intendimenti del governatore si sono scontrati con l’attualità, che ha finito per soverchiarlo. Per cancellarne l’agenda e riscriverla daccapo. E’ diventata una corsa affannata per dire ciò che la gente, in questi momenti d’incertezza, vorrebbe sentirsi dire. O per non dire affatto, quando le situazioni, invece, lo richiederebbero (la scottatura sul Bilancio è ancora incandescente). In altre parole, il populismo è subentrato al coraggio.

L’unico ‘azzardo’ su cui Schifani sembra tirare dritto, è la riforma della commissione Via-Vas di Aurelio Angelini, quella che rilascia le autorizzazioni di impatto ambientale, allo scopo di “migliorare progressivamente il rapporto tra istanze procedibili e provvedimenti emanati e tempi di svolgimento delle procedure medesime”. Questioni di burocrazia. Per il resto ha concentrato i suoi sforzi nel tentare di dirimere battaglie impossibili: la più celebre è quella sul caro voli. Sbagliata è soprattutto la tempistica: che senso ha sollevare il problema del ‘cartello’ fra Ita e Ryanair a inizio dicembre, senza una prova provata e, per di più, quando è troppo tardi per porvi rimedio?

La compagnia di bandiera, che ha preso le redini di Alitalia, ha annunciato un paio di giorni fa l’introduzione di nuove rotazioni a cavallo di Natale, senza accennare al costo disumano di una traversata da Roma a Palermo, o da Catania a Milano. Ma solo per sfuggire alle malelingue che hanno minacciato una denuncia all’Antitrust. A Schifani, che ieri ha dovuto imbarcarsi da Napoli per tornare in Sicilia via mare, non è bastato il piccolo sforzo attuato dalla compagnia. Così ha insistito nella protesta (legittima) che già appartiene a tanti, troppi siciliani inermi. S’è schierato a capo del picchetto senza indicare, tuttavia, soluzioni alternative. Cosa che fece, nel suo piccolo, anche Giancarlo Cancelleri, l’ex sottosegretario alle Infrastrutture, lanciando la proposta delle tariffe sociali per alcune categorie di cittadini (compresi lavoratori e studenti fuorisede).

A separarci dalle feste sono rimasti pochi giorni e una manciata di voli (a cifre comunque esorbitanti). Quelli che potranno organizzarsi per tornare in Sicilia sono pochissimi. La questione passerà di moda lentamente, mentre la giunta – che ha approvato la strategia del presidente – si arrangerà per chiedere una consulenza legale a un pool di avvocati esperti in materia, col rischio calcolato di doverli pagare a vuoto. Perché? Per dimostrare di esserci. E magari la prossima estate si ricomincia: con le solite proteste. E i problemi di sempre: a partire dalla privatizzazione degli aeroporti, che garantirebbe agli scali maggiori economie e più possibilità di manovra. Da anni si discute della cessione di Fontanarossa, e l’ipotesi ha finito per scatenare una guerra istituzionale sulle Camere di Commercio (quella del Sud-Est deteneva la maggioranza di Sac, la società di gestione dell’aeroporto etneo).

Ora interviene anche Schifani: “Sono dell’idea che un processo di privatizzazione vada avviato perché ne beneficeranno i cittadini e le casse degli enti pubblici che sono proprietari dell’aeroporto, i quali devono svolgere funzioni pubbliche e non attività privatistiche perché purtroppo le svolgono male. I processi di privatizzazione – ha aggiunto il governatore parlando con Italpress – ormai sono gestiti da regole talmente ferree e di grande trasparenza che pericoli di infiltrazione ne vedo pochi. Naturalmente saremo rigorosissimi, ma ormai è un sistema collaudato dal punto di vista procedurale”. Lagalla, sindaco di Palermo, ha suggerito che va bene vendere l’aeroporto intitolato a Falcone e Borsellino – che si appresta a stabilire il nuovo record di passeggeri – ma svenderlo è un’altra cosa. La Gesap, che gestisce lo scalo di Punta Raisi, ovviamente si oppone: “Questo management e tutti i dipendenti – sostiene l’ad Giovanni Scalia – hanno raggiunto record su record, diventando un punto di riferimento del panorama europeo grazie al lavoro incessante portato avanti con successo. Tale modello è certamente da consolidare e preservare, e può essere di esempio per altre realtà aziendali”. Se ne parlerà a lungo e forse nel 2030 si arriverà a una soluzione, in un verso o nell’altro.

Il dibattito e il confronto sono il sale della politica, ma in Sicilia meglio non eccedere. Ci sono centinaia di questioni aperte che meriterebbero di essere affrontate con una certa priorità (ad esempio i termovalorizzatori, diventati il vessillo della campagna elettorale, che verranno puntualmente rievocati alla prossima emergenza). Tra queste non rientra il restyling dell’appartamento presidenziale di palazzo d’Orleans per 22 mila euro, che sarebbero serviti all’acquisto di mobili e arredi. Schifani, dopo aver specificato di essere “all’oscuro di tale acquisto”, ha giudicato la spesa inopportuna e l’ha bloccata. Riservandosi di comunicarlo all’esterno per strappare due titoletti di giornale e qualche applauso anche dai Cinque Stelle (che però non è arrivato). Il presidente ha detto di essere ignaro anche di un’altra decisione: quella di liquidare la mega parcella da 3,5 milioni all’ex assessore della giunta Lombardo, Pier Carmelo Russo, per aver difeso la Regione nel contenzioso coi privati dopo la revoca del bando sui termovalorizzatori. Il presidente ha detto che s’informerà. Ed è un bene: non è mai troppo tardi per aprire il cassettone degli scandali. Dentro ci troverà roba impolverata d’ogni tipo, ma questa sì: sarebbe una spilletta al merito.

Lo sono meno alcune trovate un po’ populiste dell’ultima ora, come la creazione di una task force coordinata da Maria Mattarella, per monitorare i progetti e i canali della spesa del Pnrr (come se non esistessero abbastanza dipartimenti in grado di farlo), o l’osservatorio sul traffico aereo – ci risiamo – che non è ancora chiaro quali compiti avrà di preciso (monitoraggio finalizzato a cosa?). Nel giorno della presentazione della giunta, sempre in materia di Pnrr, Schifani si era riservato inoltre la possibilità di costituire “un organo ristretto e autorevole, composto da persone di altissimo profilo istituzionale per verificare eventuali anomalie e scongiurare ogni rischio di aggressione della criminalità organizzata”. Mentre per evitare episodi di corruttela all’interno degli apparati regionali, con un occhio di riguardo ai settori nevralgici (sanità e rifiuti), il presidente aveva assicurato che “interverremo sulla rotazione dei direttori generali, nella logica del raggiungimento dell’efficienza”. Il famoso turnover “per evitare pericolose forme di incrostazione”.

“Mi metto a disposizione della mia terra – aveva concluso il presidente all’atto dell’insediamento della giunta – per assicurare ai siciliani un cambiamento che si traduca in una maggiore efficienza amministrativa, crescita del Pil, attrazione di investimenti e aumento dei posti di lavoro che porti i giovani a non lasciare la propria terra. Garantiremo il massimo contrasto alla criminalità organizzata, con un’azione di governo rigorosa anche nei confronti dei reati contro la pubblica amministrazione”. Tutte cose bellissime, che però richiederebbero un’azione mirata e, ove possibile, immediata. Altrimenti si corre il rischio di sconfinare nella retorica. A sentire le dichiarazioni programmatiche del presidente, lo scorso 1° dicembre all’Assemblea regionale, non era questa la sensazione.

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