I furori moralizzanti di Renato Schifani si sono accesi e spenti nello spazio di un mattino. Pur di raccattare in aula una maggioranza in grado di approvare la Finanziaria, il presidente della Regione ha riabilitato i reprobi figliocci di Totò Cuffaro. Ha accolto a Palazzo d’Orleans i democristiani del sottogoverno che il giorno prima aveva impiccato all’albero della gogna, e si appresta a richiamare in giunta i due assessori che venti giorni fa aveva criminalizzato senza nemmeno un appiglio giudiziario. Visse e si contraddisse, scriveranno gli storici. Ma non siamo di fronte a un innocente gioco di detti e contraddetti. La Regione vive una delle stagioni più torbide: quella del ricatto. Vuoi mantenere il potere nonostante le inchieste che ti sputtanano? Tu minacci sfracelli in aula e il governatore ti accontenta. La coerenza non conta, l’importante è galleggiare.

