Renato Schifani è diventato il governatore dei pentimenti. Il rimpasto – che dalla revoca dei due assessori della DC sembrava diventata una questione di vita o di morte – è l’ultima frontiera di una tecnica attendista che ormai non sorprende più nessuno, ma logora tutti. E non c’entrano Niscemi e il ciclone Harry, cui il presidente ha deciso di destinare l’80 per cento della propria attività istituzionale (della serie: non c’è tempo per altro). C’è una precisa strategia che passa dalla non-decisione.
L’ultima puntata si è consumata la settimana scorsa, nel giro di poche ore. Luca Sbardella, commissario regionale di Fratelli d’Italia, aveva lanciato un messaggio dalle colonne di Live Sicilia, ma neppure il grido dei patrioti (in questa fase) è tenuto in debita considerazione: «Serve un po’ di spinta, il rimpasto potrebbe essere la benzina giusta per ripartire in quarta», aveva detto il proconsole siciliano della Meloni. Un tagliando necessario, quasi fisiologico, per ridare slancio alla coalizione e testarne la coesione in vista delle Amministrative.
Schifani, però, ha subito gettato acqua sul fuoco. «Nella mia agenda, allo stato attuale, c’è soltanto entro il mese prossimo di lasciare i due assessorati che ricopro ad interim». Stop. Nessun rimescolamento. Solo la sostituzione di Nuccia Albano e Andrea Messina, revocati dopo l’inchiesta che ha travolto Totò Cuffaro. I due assessorati vacanti – da un lato gli Enti locali, dall’altro Famiglia e Lavoro – vanno assegnati “a persone che possano svolgere quel ruolo a pieno titolo”. E’ questo l’unico atto ineludibile dopo oltre 100 giorni di controllo centralizzato.
La sensazione che attraversa Palazzo d’Orléans è che il governatore stia giocando a prendere tempo. E non per generosità istituzionale. Piuttosto per evitare di consegnare l’assessorato alla Salute ai patrioti di Fratelli d’Italia, che da settimane – con crescente platealità – ne fanno richiesta. È la casella più pesante del risiko regionale: sanità significa nomine e potere di spesa. E significa, soprattutto, controllo politico su un settore che negli ultimi mesi è diventato un campo minato per la maggioranza.
I Fratelli d’Italia, che sono già riusciti a provocare uno scossone al dipartimento Pianificazione strategica, determinando l’addio di Iacolino, osservano le evoluzioni con attenzione e spirito critico. “Per noi la sanità è un nervo scoperto, siamo convinti che si possa fare meglio”, ha ribadito Sbardella dopo aver puntualizzato, nelle scorse settimane, il proprio malumore per la gestione Faraoni. Se Elvira Amata dovesse essere rinviata a giudizio per corruzione, il Turismo diventerebbe una poltrona a rischio. E in quel caso i meloniani pretenderebbero una compensazione adeguata. La Salute è la meta dichiarata. Schifani lo sa. E sa che cedere quella delega significherebbe sbilanciare l’intera coalizione.
Così il rimpasto viene evocato e poi rimandato. Stiamo vivendo infatti la terza stagione di una telenovela iniziata il 10 novembre scorso, quando il governatore, con un improvviso sussulto di rigore, revocò i due assessori cuffariani. Un gesto di purificazione pubblica, che però lasciò in sospeso il seguito: gli interim trattenuti a Palazzo d’Orleans, la promessa di una ricomposizione, l’idea di una nuova squadra più coesa. Da allora, ogni snodo è stato buono per spostare l’orizzonte un po’ più avanti. Prima la Finanziaria. Poi le inchieste giudiziarie che hanno lambito altri pezzi della maggioranza. Poi le emergenze, da Niscemi ai cicloni fuori stagione. Ogni volta un motivo per attendere.
Nel frattempo si muovono gli alleati. Il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, che domenica scorsa si è riunito a Enna, è tornato a reclamare il rispetto di un accordo “vidimato” da Antonio Tajani (la federazione a livello nazionale con FI): cioè il secondo assessore come premio fedeltà per il sostegno a Caterina Chinnici alle Europee. Da qui la freddezza crescente verso un presidente che, a parole, promette cambi “entro marzo”, ma nei fatti sembra orientato a un modulo minimalista: restituire un assessorato alla Dc e assegnarne un altro a Forza Italia.
Schifani rivendica i risultati economici, l’azione dell’assessore all’Economia Dagnino (uno dei due tecnici, assieme alla Faraoni, che neppure Forza Italia digerisce), le parifiche della Corte dei conti. Si mostra soddisfatto e orgoglioso della squadra. Ma solo con un obiettivo: dimostrare che le rivoluzioni non sono necessarie.
C’è però un interrogativo che pesa come un macigno: esiste un piano B su Elvira Amata? Il governatore potrebbe decidere di mantenerla al Turismo a prescindere dall’eventuale rinvio a giudizio – sempre che sia d’accordo anche Sbardella – scegliendo la linea del garantismo duro e puro. Sarebbe un segnale di continuità e di sfida. Ma anche un azzardo. Perché dopo la revoca degli assessori Dc, ogni doppio standard verrebbe letto come un calcolo politico. Altro che questione morale…
Il punto, però, è che Schifani sembra voler governare il tempo più che la giunta. Tenere tutti in sospeso significa restare indispensabile. Ecco perché il rimpasto “che non s’ha da fare” è diventato il simbolo di tutta una legislatura. E qualcuno è persino convinto di chiedere il bis…


