Il severo richiamo di Galvagno

All’Anci c’è un nuovo presidente al posto di Leoluca Orlando: chissà che Paolo Amenta, capo dell’Amministrazione di Canicattini Bagni, non riesca a rilanciare il ruolo degli enti locali e riaffermare l’importanza dei sindaci all’interno di un quadro politico che tende a dimenticarsene. E che li umilia con decisioni unilaterali: come quella di non adeguare le indennità ai colleghi di tutta Italia. Giammai. Forse qualcuno griderebbe allo scandalo, con le solite piroette populiste che continuano a corrodere la Sicilia. O forse no, dato che sulla Finanziaria sono molti più i punti di contatto (che non di scontro) fra maggioranza e opposizione. Il testo della manovra non quaglia e 128 articoli della legge omnibus, che si appresta a varcare il portone di Sala d’Ercole, dovranno ancora affrontare le cesoie del presidente Galvagno. Che proprio sugli enti locali ha lanciato l’allarme: “Se il principio è far passare la manovra con quattro stupidaggini – ha detto – saremmo in difficoltà”.

Non le pronuncia apertamente, Galvagno. Ma il suo pensiero è indirizzato alle marchette. “Dico ai Comuni di rifiutare quei 30-50 mila euro previsti in alcuni emendamenti, perché non sono qualificanti”. A rimestare l’acqua nel mortaio, con parole persino più specifiche, è stato l’assessore regionale agli Enti locali, Andrea Messina: “C’è un tentativo di aggressione al fondo per le autonomia da 327 milioni per le spese correnti che il governo ha previsto nella manovra finanziaria”, i cosiddetti trasferimenti. “Con queste riserve – rilancia l’esponente della DC dall’assemblea dell’Anci – si cerca di finanziarie altre piccole attività o ancora peggio piccoli investimenti. Ho massimo rispetto per le dinamiche parlamentari, ma non ha senso che noi prevediamo un budget di 327 milioni ma poi con riserve si spostano risorse su altre finalità facendo ridurre il fondo a 280-260 milioni di euro. Noi come governo difenderemo le nostre scelte”.

Eppure, a leggere i toni entusiastici di qualche giorno fa, dopo l’approvazione del primo testo (ridotto a brandelli) della commissione Bilancio, i Comuni sembravano godere di qualche santo in paradiso. Tra gli stanziamenti: venti milioni di euro per salvaguardare la conservazione e la riqualificazione dei siti Unesco siciliani (da Noto a Scicli, passando per Caltagirone); sei milioni per rifinanziare le Leggi speciali su Ragusa Ibla, Agrigento e Ortigia; un paio, sotto forma di premialità, da utilizzare per tutti i comuni virtuosi che hanno superato il 65% di raccolta differenziata; 563 mila euro, invece, destinati a quelli che sono stati insigniti delle bandiere blu, verde e lilla. “I nostri quasi 200 emendamenti – ha detto Antonio De Luca, capogruppo del M5s – non potevano certo stravolgere l’impianto della legge, ma quelli che sono andati in porto certamente sono serviti a migliorarla e a renderla più attinente alle reali esigenze del territorio e dei siciliani. Giusto per fare qualche esempio mi riferisco a emendamenti che aumentano i contributi o le riserve ai Comuni che oggi vivono una situazione drammatica”.

Anche “l’intenso lavoro del gruppo parlamentare del Pd si è concentrato in particolare sul sostegno ai Comuni”, come ribadito da Fabio Venezia, parlamentare regionale e sindaco di Troina. E non potevano mancare le lodi dell’assessore all’Economia, Marco Falcone, che ci ha tenuto a ribadire come “alla certezza dei trasferimenti ordinari, di cui anticiperemo a maggio le prime tre trimestralità, affianchiamo la misura straordinaria del Fondo di progettazione da 200 milioni di euro. Le amministrazioni locali potranno così avvalersi di risorse e professionalità aggiuntive per cogliere tutte le opportunità di finanziamento che si prospettano nell’attuale congiuntura”. Sui trasferimenti è andato in scena, e promette di trascinarsi durante la discussione in aula, anche il duello verbale con Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord ed ex sindaco in trincea. Che aveva proposto di completare i trasferimenti (compresa la quarta trimestralità) entro ottobre di quest’anno, ma si è visto rispondere picche: “Il governo e la maggioranza – ha detto Scateno a Buttanissima – hanno previsto l’ultima rata per l’anno successivo, entro il 28 febbraio. E abbiamo capito perché: non c’è la copertura finanziaria. Quando ho chiesto che venissero rispettati i tempi dell’annualità, mi hanno risposto che mancano 120 milioni”.

Altra cosa su cui De Luca ha garantito il massimo impegno è l’intangibilità della norma: “Significa garantire solidità e certezza ai trasferimenti in favore degli enti locali, prevedendo il medesimo trasferimento di risorse nel triennio 2023-2025, garantendo la possibilità di programmare le spese relative ai servizi erogati su base pluriennale. In questo modo si eviterà la strategia del bancomat e la sottrazione di risorse ogni volta che si approva una Finanziaria”. Eppure, nonostante tutte le accortezze, i sindaci si ritrovano quasi sempre a un passo dal lastrico. Non hanno abbastanza risorse né personale per elaborare le proposte tecniche e trarre profitto da ingenti quote di finanziamento, come quelle previste dal Pnrr. Talvolta la tirano per le lunghe, fino all’ultimo giorno utile, per approvare i bilanci (laddove non siano costretti al dissesto o al pre-dissesto).

Loro stessi, i sindaci, risultano sottopagati rispetto al resto d’Italia. Ma non è ancora giunto ancora il tempo di adeguarsi a causa del populismo di cui sopra: ogni centesimo destinato alla politica, infatti, finisce per suscitare ilarità e sdegno. E così, nella Finanziaria dove c’è un po’ di tutto, non trova spazio una norma che aumenti le indennità ai primi cittadini: “Non si sta trattando di centinaia di milioni di euro, ma di circa 11 milioni. E’ un discorso di volontà politica”, ha spiegato il presidente dell’Ars Galvagno. Un paradosso emerso in queste ore è che il sindaco di Palermo guadagna meno dell’omologo di Isernia, pur potendo contare su una popolazione trenta volte maggiore.

L’aumento, come spiega il segretario di Anci Mario Alvano, “non è una rivendicazione di casta o corporazione ma un fatto dovuto per mettere l’Isola al pari del resto d’Italia. Questa vicenda si inserisce in un tema più in generale di mancato allineamento tra norme regionali e nazionali: quello delle indennità è il caso più clamoroso”. Il segretario ha chiesto al governo Schifani e all’Assemblea regionale di istituire il Consiglio regionale delle Autonomie locali, anche in questo caso adeguandosi al resto del Paese. “Le politiche di sviluppo non possono decollare se poi chi le deve attuare non è in condizione di farlo, è per il 90% dei casi sono i Comuni – ha detto Alvano – Il rapporto con gli enti locali deve essere differente, sulle norme dobbiamo potere intervenire con un confronto, così come dobbiamo essere coinvolti dalla Regione anche sugli atti amministrativi”. L’assessore Messina ha promesso un disegno di riforma degli enti locali. Ma nel frattempo i Comuni continueranno a boccheggiare, e i siciliani insieme a loro.

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