Chi si ricorda più dell’Orchestra sinfonica siciliana? Commissariata da oltre cinque anni, fa i suoi concerti, recluta artisti di buon livello, distribuisce i giusti stipendi ai musicisti, offre un dorato rifugio a Marianna Amato (finita sotto inchiesta per corruzione) e non dimentica di foraggiare in maniera sostanziosa anche il pagnottista tanto caro a Palazzo d’Orleans. Insomma, vivacchia senza infamia e senza lode. Come tutti i carrozzoni della Regione brucia ogni anno più di dieci milioni di euro. Però, chi se ne frega? L’interessante non è vivere, ma sopravvivere. Addio sogni di gloria, addio ambizioni, non ci sono progetti di rilancio. Il Teatro Massimo, malgré tout, resta in piedi e produce; il Brass di Ignazio Garsia addirittura furoreggia e incanta col suo jazz, ma l’Orchestra sinfonica riesce solo a galleggiare. Come Schifani, come Galvagno. Peccato.