La Finanziaria dei misteri

Il capogruppo del Pd all'Assemblea regionale siciliana, Giuseppe Lupo, contesta le scelte di Armao e Musumeci

Il verdetto del Consiglio dei Ministri arrivato nel pomeriggio di ieri ha certificato la scarsa dimestichezza della Regione in materia di conti pubblici. Secondo il capogruppo del Pd all’Ars, Giuseppe Lupo, l’impugnativa della legge che autorizza l’esercizio provvisorio “è sintomo di totale inadeguatezza da parte di un governo pasticcione”, che per altro è già in ritardo con la presentazione dei nuovi documenti finanziari. Musumeci, a margine del Forum Ambrosetti, aveva ammesso “che mancano parametri fondamentali da parte di Roma”. Lupo non ci casca: “A parte queste affermazioni generiche, il presidente della Regione non ha mai informato il parlamento sull’andamento degli incontri col governo nazionale”. Quali sono i parametri mancanti? “Penso si riferisca all’ultimo accordo di finanza pubblica con lo Stato. Ma questo non può rappresentare un alibi per non fare nulla”. L’intesa con Roma s’era chiusa a metà dicembre e aveva determinato, fra le altre cose, un risparmio da mezzo miliardo: “Di queste promesse non c’è traccia – rilancia Lupo -. Una manovra si basa su documenti seri che in questo momento non conosciamo”.

C’è il rischio, già denunciato da Micciché, che possa trasformarsi in una Finanziaria elettorale?

“Il rischio c’è. Per evitarlo, dobbiamo scrivere una Finanziaria utile alla Sicilia, non a un partito piuttosto che un altro, o a chi governa per potersi ricandidare. Il governo scopra le carte, dica qual è la sua idea di Bilancio e Finanziaria, e soprattutto che cosa stanno discutendo a Roma”.

Non si può andare oltre il 30 aprile.

“E’ il termine ultimo previsto dalla Costituzione. Però l’Assemblea regionale dovrebbe già essere in possesso dei disegni di legge per avviare il lavoro nelle commissioni parlamentari”.

In attesa che verranno azzerate?

“Il lavoro delle commissioni parlamentari – pur cambiando componenti e presidenti – non si ferma. Anche se capisco che non è il massimo”.

Ma è utile cambiare tutto a sette mesi dalla fine?

“Diversi gruppi oggi presenti in Assemblea, non c’erano quando vennero costituite le commissioni, subito dopo le elezioni. Se vogliamo che le commissioni rispecchino la composizione dei gruppi parlamentari, è opportuno rinominarle ed eleggere gli uffici di presidenza. Altrimenti può succedere, come è già successo, che un disegno di legge approvato in commissione non vada avanti in aula, perché la commissione non è espressione dei gruppi presenti a Sala d’Ercole”.

Non è che l’azzeramento è solo frutto di una resa dei conti?

“Le rese dei conti appartengono agli altri partiti. Noi, come Pd, abbiamo riconfermato i nostri componenti in tutte le commissioni”.

Musumeci dice che l’approvazione di alcune riforme chiave – come quella sui Consorzi di Bonifica o sul Corpo Forestale – sia responsabilità dell’Ars.

“Le responsabilità, per ciò che non è stato fatto, sono del governo e della sua maggioranza. A volte dello stesso Musumeci, che le riforme non le hai mai proposte; altre della maggioranza parlamentare che non ha mai espresso. Alcuni progetti di riforma giacciono da mesi in commissione Bilancio perché non hanno copertura finanziaria. La copertura finanziaria la dà il governo. Di questo Musumeci è al corrente. Immaginare di portare avanti riforme importanti senza soldi non è possibile. Ma questo è un governo che non riesce a presentare nemmeno un bilancio ordinario, quindi…”.

Non c’è nulla che il presidente della Regione possa fare senza una maggioranza.

“Se Musumeci, già da anni, si fosse reso conto di non poter portare avanti le riforme, avrebbe fatto meglio a dimettersi. Invece ha lasciato il governo in una condizione di stallo che ha solo danneggiato l’economia della Sicilia”.

Dicono che all’Ars sia nata una nuova maggioranza trasversale di cui fa parte anche il Pd.

“Il Pd è e resta all’opposizione assieme al Movimento 5 Stelle, ai Cento Passi e ai Verdi. Il fatto che alcuni gruppi dell’ex maggioranza abbiano condiviso la nostra proposta di bloccare le nomine è un fatto oggettivo, che non rappresenta la nascita di una nuova maggioranza, ma conferma la spaccatura del centrodestra. Da un lato c’è Musumeci, dall’altro Micciché: questo ha finito per paralizzare l’attività parlamentare e l’attività di governo. Trovo scandaloso, che in un momento in cui ci si dovrebbe occupare dei problemi dei siciliani, si continui a litigare per chi debba essere il prossimo candidato alla presidenza. Lo trovo un atteggiamento irresponsabile”.

Che effetto avrà la norma blocca-nomine?

“E’ una legge che ha una sua efficacia: ridurrà di parecchio la gestione clientelare e pre-elettorale degli incarichi di sottogoverno. Si è fatto in passato con Crocetta e con Lombardo, ma ci tengo a precisare che è una legge che varrà anche per il futuro. E’ una norma generale opportuna e di buonsenso, che garantisce il buon andamento dell’amministrazione evitando possibili speculazioni alla vigilia delle elezioni”.

Le clientele che hanno ammorbato le partecipate regionali, a cominciare dall’Ast. E’ così difficile rimettere a posto la galassia dei carrozzoni?

“Trovo allarmante la condizione in cui versano le partecipate: non solo per i recenti fatti di cronaca, ma anche per l’assenza di un piano industriale che riguarda molte di esse. Penso a Sicilia Digitale, alla Seus. Se una personalità come l’ex presidente del Tar, Calogero Ferlisi, ha deciso di dimettersi dalla società di emergenza-urgenza, avrà avuto le sue buone ragioni… Più volte abbiamo constatato che l’azionista, cioè la Regione, non sa dove indirizzare queste società. Per questo il management va allo sbando. La responsabilità è soprattutto politica”.

Le piace Miceli come candidato sindaco di Palermo?

“E’ quello giusto per risolvere le varie emergenze di Palermo. Penso al settore urbanistico, alla viabilità, alle opere pubbliche da realizzare, a cominciare dal Ponte Corleone. Una serie di attività che richiedono competenza e professionalità che Miceli ha dimostrato di possedere. Non  caso è stato nominato presidente nazionale dell’Ordine degli Architetti”.

Sul metodo utilizzato per la scelta del candidato qualcuno ha storto il naso. A partire dal sindaco Orlando.

“Anch’io sono sempre stato un sostenitore delle primarie. A Palermo, però, sarebbero servite delle primarie di coalizione. Se altre forze non erano convinte di svolgerle, non potevamo certo imporle. Comunque siamo riusciti a trovare una sintesi eccellente. Ora dobbiamo recuperare la partecipazione dei cittadini, coinvolgendoli nella redazione del programma. E aprendo un confronto serio con i corpi sociali intermedi, col terzo settore, coi quartieri. Ad ogni modo, abbiamo fatto progressi…”.

Quali?

“Oggi, attorno allo stesso candidato, si ritrovano il centrosinistra – che in passato ne aveva espresso almeno un paio di candidati, se non di più – e il Movimento 5 Stelle. Le stesse forze politiche che alle ultime Regionali, per farle un esempio, avevano tre aspiranti alla presidenza: Micari, Cancelleri e Fava. Questa coalizione può governare bene. Restiamo disponibili a confrontarci con chiunque possa condividere il progetto. Ma qualsiasi scelta non deve comportare strappi”.

Sperate ancora di agganciare Faraone e Italia Viva?

“Faraone e Italia Viva devono decidere da che parte stare, e soprattutto se essere alternativi alla destra. In questo momento, però, si sente solo un assordante silenzio. Personalmente mi dispiace. Non penso che Italia Viva, e mi riferisco a tante persone che militano in quel partito e che conosco, sia nata per andare a destra. E’ stato Renzi a portare il Pd nel Partito Socialista Europea. Mi sorprenderei che diventasse un esponente del campo avversario”.

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