Nella Regione degli interim a fare la voce grossa è sempre Renato Schifani: il governatore, commissario di un sacco di roba (dall’autostrada A19 in giù), dal 10 novembre detiene l’interim di due assessorati chiave, che da allora lavorano a scartamento ridotto. Si tratta degli Enti locali (con annessa la Funzione pubblica: determinante il suo contributo in vista della riforma della dirigenza); e di Lavoro e Famiglia.
Si tratta dei rami dell’amministrazione che prima dell’inchiesta a carico di Totò Cuffaro erano appannaggio di due rappresentanti della Democrazia Cristiana. Ma Andrea Messina e Nuccia Albano, istituzioni senza macchia, sono stati fatti fuori allo scopo di garantire “massima trasparenza, rigore e correttezza istituzionale”.
Forse la Dc tornerà in giunta entro la fine di marzo, nel frattempo la Regione si sarà rifatta il trucco perdendo quattro mesi di tempo. Girando a vuoto, affidando il controllo e l’indirizzo politico -con Schifani impegnato in tutt’altro – a dei dirigenti che di politico non hanno nulla. Il riempimento di queste due caselle (atto che lo stesso Schifani ritiene “ineludibile”) è solo uno dei passaggi da confezionare a rimpasto in corso. Poi c’è la burocrazia. Quella che sottende le decisioni più importanti e spesso le ratifica. O, come nel caso della sanità, le accompagna.
E’ quello che accade alla Pianificazione strategica, dipartimento cardine dell’assessorato della Salute, che da qualche giorno soffre l’assenza di un dirigente all’altezza: per rimpiazzare Salvatore Iacolino, “vittima” dei veti di Fratelli d’Italia, è stato pubblicato un atto d’interpello. Ma nel frattempo chi sarà a gestire i 10 miliardi di budget annuali (la metà dell’intero bilancio regionale)? Chi sarà a guidare la struttura più “pesante” di piazza Ottavio Ziino? Ovviamente un sostituto ad interim.
La scelta questa volta è ricaduta su un dirigente di lungo corso quale l’avvocato generale della Regione, Giovanni Bologna. Che a sua volta lascia l’interim di dirigente generale del Dipartimento Turismo, sport e spettacolo. Ovviamente a un altro “precario”: Ignazio Tozzo. E in questo teatrino che somiglia tanto alla fiera dell’Est, non può passare in secondo piano il ruolo dello stesso Tozzo, che lo scorso gennaio Schifani ha nominato segretario generale della Regione siciliana dopo un altro periodo di vacatio, successivo alla prematura scomparsa di Maria Mattarella.
Ai vertici, per oltre un anno (da novembre 2024) aveva resistito una che di interim se ne intende: cioè Margherita Rizza. Una delle dirigenti regionali più “spremute” dall’attuale governo di centrodestra. Certamente per le indubbie capacità di giostrarsi all’interno di ambienti assai differenti: la Rizza, infatti, è ancora commissario straordinario dell’Orchestra Sinfonica siciliana, istituzione lirica che negli ultimi tempi ha sofferto oltremodo le ingerenze della politica (per anni è stata il feudo del Balilla, attraverso il proprio uomo di fiducia Nicola Tarantino).
Alla Sinfonica, con un ruolo non sempre chiarissimo, lavora l’esperta di marketing e comunicazione Marianna Amato, che le cronache giudiziarie associano a “Uomo 6” e al presidente del Senato Ignazio La Russa (nonostante quest’ultimo, a Report, abbia negato qualsiasi rapporto amicale). E’ indagata per corruzione della Procura di Palermo nell’ambito del filone d’inchiesta che riguarda il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, il cui cerchio magico – capeggiato dall’inossidabile Sabrina De Capitani – avrebbe fatto strage di “utilità”.
Ma torniamo alla Rizza: per lei non c’è solo l’incarico prestigioso al Politeama (in sostituzione di una governance che nessuno si è mai sognato di indicare), ma anche quello di Direttore generale del dipartimento regionale agli Affari extraregionali. L’incarico le è stato prorogato fino al completamento della procedura di selezione per la nomina del sostituto.
Da qualche giorno fa parte del lungo elenco dei burocrati ad interim anche Carmelo Frittitta. L’ex direttore generale del Dipartimento Attività produttive, per la cui riconferma si era speso a gran voce l’assessore Edy Tamajo (gli andò male), ha assunto l’incarico ad interim dell’Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, in attesa della selezione per sostituire Leonardo Santoro (da poco in quiescenza). Lo stesso Frittitta, dopo un passaggio dagli uffici di Schifani (capo di gabinetto vicario), è stato nominato lo scorso settembre dirigente generale del dipartimento dell’Energia.
Insomma, alla Regione è tutto molto transitorio. Gli incarichi cambiano di mano, ma sempre con la stessa formula provvisoria. La politica rinvia le decisioni, la burocrazia si arrangia come può, e nel frattempo i dipartimenti continuano a funzionare in una sorta di amministrazione sospesa, dove quasi nessuno è davvero titolare e tutti, in qualche modo, lo diventano per necessità.

