Il caso del piccolo Domenico, il bambino di due anni morto dopo aver ricevuto un cuore danneggiato, continua a scuotere la rete dei trapianti italiana. Una vicenda che ha aperto interrogativi pesanti sul funzionamento dei protocolli e che rischia di incrinare la fiducia nelle donazioni. A intervenire è Giorgio Battaglia, coordinatore del Centro regionale trapianti della Sicilia, che non nasconde il turbamento ma invita a non arretrare.
«Quanto accaduto a Napoli mi ha particolarmente colpito e toccato», afferma Battaglia a ‘La Sicilia’, sottolineando tuttavia la necessità di affrontare casi come questo con trasparenza e senso di responsabilità. Per il coordinatore del Crt, quando si verifica un evento grave la priorità è il rapporto con i familiari: «I medici non devono nascondersi, ma devono parlarne immediatamente e apertamente con i parenti». E aggiunge, indicando una linea etica precisa: «I medici devono essere pronti ad ammettere l’errore e dire: “Abbiamo sbagliato, soffro con voi”».
Sul piano tecnico, Battaglia ricorda che la filiera del trapianto è regolata da protocolli stringenti e che quanto avvenuto rappresenta una falla grave ma circoscritta. «C’è stato un errore, che non deve assolutamente capitare, nella catena di eventi che collega il prelievo dell’organo donato al trapianto», spiega, rimandando alle indagini il compito di individuare il punto esatto in cui si è verificata la criticità.
Intanto la rete siciliana punta ad alzare ulteriormente gli standard di sicurezza. Il Centro regionale trapianti sta avviando, nell’ambito di un accordo Stato-Regione, procedure per dotarsi di macchinari di perfusione più avanzati, capaci — ad esempio — di mantenere il cuore perfuso e battente durante il trasporto. Ma la preoccupazione più grande riguarda l’effetto che la vicenda potrebbe avere sulla propensione alla donazione. «Se così fosse sarebbe una sconfitta terribile», avverte Battaglia, ricordando la dimensione del bisogno: «ci sono 8.000 persone in lista che sono in attesa di un organo, non possiamo permetterci passi indietro».


