La Sicilia del furore e quella della prudenza

Eusebio Dali

Sparta combatte, Atene usa prudenza. Il braccio e la mente, la lucida follia e la logica silente, l’ariete e lo spadaccino. Quale mix migliore per una compagine di governo che, raccolte le macerie del crocettismo, sta tentando di ricostruire tutto?

I sondaggi ondeggiano, le opposizioni scarseggiano, gli intellettuali filosofeggiano, mentre la piazza borbotta la sua quotidiana stagione di sacrosanta guerriglia. E la Sicilia è la, a metà strada tra Piazza indipendenza e piazza del Parlamento, tra il silenzio di un presidente e il tuono dell’altro. Speranzosa, incazzosa, distratta, accidiosa, reazionaria. La Sicilia sta là, in quel disperato sogno tra il silenzio e il tuono; nella realtà di una lenta ripresa, che forse è ancora troppo lenta, ma che c’è ed è plasticamente raffigurata dai numeri.

Il governatore ce li ha riportati: i miliardi spesi o impegnati, i disegni di legge, i soldi che lo Stato si prende e che, giura, mai più si prenderà, le percentuali di differenziata… Ma la vera ripresa non è questa. I numeri sono importanti, incontrovertibili, tuttavia spesso assumono i contorni algidi di statistiche snocciolate e non arrivano al cuore della gente, men che meno alla pancia. E poi non raccontano tutta la verità.

La verità è che nulla è mai per caso, neppure quei numeri. La verità è che la ripresa è prima di tutto politica. Perché da tempo non c’era un’amministrazione regionale a trazione così autorevole, da tempo la maggioranza, ancorché risicata, non aveva steccati così ben definiti entro cui sapere di doversi muovere. Deputaticchi, assessoruncoli e presidentucci non battono più cassa, la politica non è più un patto tra postulanti, i ribaltoni rimangono impigliati nelle trame di sterili sotterfugi.

Chi torreggia dalla Torre pisana e chi governa dalle stanze dei bottoni. E’ tutto un equilibrio sopra l’ordinaria follia e la quotidiana apatia di un popolo che vive giorni di speranze e dorme notti senza sogni. E’ la politica a tinte forti, che forse pecca di personalismo, ma che regge l’urto delle mille difficoltà di una Terra complicata e produce quei freddi e insipidi numeri, snocciolati dal silente Musumeci.

Tanto poi, a tuonare ci pensa Miccichè. Uno a uno e palla al centro

Eusebio Dalì :

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