Spiace (ma non stupisce) vedere Matteo Salvini ed Enzo Bianco sullo stesso palchetto messinese, davanti ad una piazza piuttosto magra, per perorare insieme la causa del ponte sullo stretto.

Non spiace per il sostegno all’avversario politico (perfino la Lega, vivaddio, qualche volta può aver ragione) ma per la ragione di questo sostegno.

Sul ponte, sulla sua sostanziale inconcludenza, non ci sono ideologie né pregiudizi ma solo fatti. Solo per confermarne memoria, ne elenchiamo qualcuno.

Uno studio del Politecnico di Torino (non la Pravda) ha confermato che questo ponte sarebbe l’opera pubblica più improduttiva nella storia della Repubblica. Nella migliore delle ipotesi, garantirebbe un traffico su gomma pari al 17% delle sue potenzialità (come una fabbrica che produce 100 veicoli al giorno e ne lascia, invenduti in magazzino, 83)

La spesa, interamente pubblica (oggi prevista in 13.532.000.000 di euro) sarà interamente finanziata da finanze pubbliche.

Le infrastrutture ferroviarie nell’isola sono ferme al primo dopoguerra: 85% di percorrenza a binario unico e metà della rete non elettrificata. Oggi si impiegano otto ore tra Messina e Agrigento (velocità media 65 orari): come volare da Roma a New York. La Freccia del Sud, nel 1953, ne impiegava sette.

L’autostrada Catania-Palermo da dodici anni ospita una media giornaliera di trentadue cantieri, con una velocità di crociera di 85 km/h.

In termini di sicurezza: l’area dello stretto è la zona a più alto rischio sismico del Mediterraneo, ma le osservazioni su tale rischio e sulla presenza di una faglia attiva non hanno mai ricevuto risposta.

Non sono mai state fatte le prove “di fatica” sui cavi.

17 (diciassette!) saranno i cantieri disseminati disseminati per almeno dieci anni lungo tutta l’aria dello stretto, con un passaggio stimato di 1.800 tir al giorno
Per finire, la Corte dei Conti ha negato il visto di legittimità alla delibera di approvazione del progetto. Eppure a Messina ieri si festeggiava il Ponte della Pace. Insieme, sul palco: Salvini, Bianco, Schifani.

Per Salvini e Schifani era (legittima) propaganda elettorale. Per Bianco, non so.

(Tratto da Facebook)