L’Ars scoppia di “collegati”

“Se dal 2 agosto al 2 settembre sono 40 giorni, forse dovrei tornare a scuola e rivedere i miei concetti di matematica. Nessuno invece si scandalizza di Fico, che terrà chiusa la Camera dei Deputati per 38 giorni. Ed è un grillino”. L’Assemblea regionale è sotto scacco, ma Gianfranco Micciché si rifugia nell’ironia. E nei numeri. “Queste sono le ferie più brevi che si siano mai fatte all’Ars – contrattacca –. Ma tutti sparano minchiate. A partire da un giornale che ho già querelato e adesso si prende la vendetta del cornuto”. In verità, sono in tanti ad aver segnalato le vacanze infinite dell’Ars. Ufficialmente sono cominciate ieri e andranno avanti fino al 2 del mese prossimo, giorno in cui dovrebbe riunirsi la commissione Bilancio. Il 10, invece, riaprirà Sala d’Ercole per la prima seduta. Il “rompete le righe” è arrivato alla vigilia del “collegato” della V commissione. Un articolato di 48 norme che, unito ai rimanenti, avrebbe costretto l’assemblea a lavorare anche a Ferragosto. Micciché ha tentato un piano d’emergenza: stralciare una quindicina di norme, le più importanti, e votarle prima della pausa estiva.

Perché non c’è riuscito?

“Non potevo decidere da solo.  Lo avrei fatto a patto che la conferenza dei capigruppo sarebbe stata d’accordo in modo unanime. Ma le opposizioni hanno detto no. A quel punto ho preso io la decisione di sospendere perché andare avanti in quella maniera sarebbe stato decisamente folle”.

E adesso le vacanze…

“Mi sono fatto carico di lavorare tutta l’estate, tranne la prossima settimana che sono a Roma per motivi personali. Dopo di che ho già chiesto agli uffici di rimanere a disposizione, così come al presidente della commissione Bilancio Riccardo Savona. Anche lui non farà ferie: sarà con me perché dobbiamo rivedere tutti i “collegati”, liberarli dalle norme assurde che ci fanno perdere solo tempo e scrivere un solo “collegato” che a settembre presenteremo come assemblea. Per il mese di agosto ho chiesto ai capigruppo di tenersi a disposizione. Contatterò ognuno di loro per capire quali sono le norme che ritengono più o meno importanti. Ci serve un testo con pochi articoli”.

In aula ha fatto mea culpa per la formula di questi “collegati”. L’ha definita una cosa folle.

“E’ ovvio che si tratta di un’esperienza che mi ha fatto bene, che tornerà utile per la vita. Tutti questi “collegati” non si possono più riproporre. Ai tempi mi era sembrata una possibilità per concludere la finanziaria madre. E’ stata una prova, ma da domani non potrà più essere così”.

Anche Musumeci ha provocato: “Beato che va in ferie, il governo è al lavoro…”. Al netto delle precisazioni del governatore, sembrava una frecciata per l’Assemblea.

“Ma non c’entrava nulla. Qui ormai si è privi di parlare. Stava andando alla riunione del Cipe a Roma e, capendo che qualcuno del governo poteva trovarsi in vacanza, ha detto quella frase. Non c’entrava l’Assemblea. La decisione che abbiamo preso il giorno prima – Musumeci lo sa – era assolutamente obbligatoria. E credo che alla maggioranza non abbia fatto male”.

Allora conferma la versione dei Cinque Stelle? Sostengono che lei abbia preferito rifugiarsi sotto l’ombrellone, anziché assistere al naufragio della maggioranza in aula su quell’insieme di norme.

“Questa è carina (sorride). La storia dell’ombrellone funziona dal punto di vista del marketing… Quello che dicono è vero. Ma non perché ci fosse una maggioranza spaccata, ma perché l’aula era spaccata. Saremmo potuti andare avanti a lavorare 18 ore al giorno, come abbiamo fatto di recente. Col risultato di trovarci a votare un articolo sì e uno no… Non ho cercato rifugio sotto l’ombrellone, ma ho preso le carte in mano e me le sono portate sotto l’ombrellone per poterle cambiare e lavorare serenamente quest’estate”.

In settimana aveva ripreso l’assessore Razza per la sua esuberanza. Come sono i suoi rapporti con l’area di Musumeci?

“L’area di Musumeci per me è Musumeci. I miei rapporti col governatore sono assolutamente perfetti, esattamente come dovrebbero essere”.

Dentro Forza Italia qual è invece il clima? Armao è tornato nei piani del partito?

“Ci sono momenti e momenti. Questo è uno di quelli in cui bisogna serrare le fila”.

Aveva definito Armao un “ex assessore” e aveva chiesto a Berlusconi di farsene carico.

“Con la mia solita franchezza ho detto al presidente che bisognava fare qualcosa. Ma parlando con lui, ho capito che ne avrebbe avuto un dispiacere. E io, quando posso, i dispiaceri gli evito”.

Perché un dispiacere?

“Era una sua scommessa e sarebbe stata una sconfitta anche per lui. Gli ho detto che mi stava bene fare un nuovo tentativo, a patto che avesse richiamato Armao per fargli capire che è stato messo lì da Forza Italia e che qualunque operazione si discute prima col gruppo. La trattativa con Roma sulle ex province è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Forse si era convinto di essere figlio di Dio senza passare dalla Terra. Questo è stato un errore. Se lui lo ammette e torna indietro nelle sue valutazioni, per carità… Anche se io sono convinto che il carattere delle persone non si cambia con una decisione. Armao deve farsi apprezzare dal gruppo”.

Berlusconi avrà anche altri pensieri. Dopo 40 giorni è finita l’esperienza dei coordinatori nazionali Toti e Carfagna, ed è stato costituito un nuovo coordinamento di presidenza di Forza Italia. Con due conseguenze: far fuori Toti e allontanare la Carfagna.

“Annullare quello che era stato fatto il 19 giugno è stata una mossa suicida. Attenzione, non discuto le persone: la Bernini è una delle migliori che conosco, ma anche la Gelmini e Tajani. Evidentemente hanno qualche problema con la politica. Pensare che Forza Italia possa essere gestita da gente che alle ultime Europee ha portato il partito al 4% è da folli. In alcune circoscrizioni il primo della lista ha preso 160 mila voti e il secondo 9 mila. Questo è un evidente problema di organizzazione. Ma non è colpa dei coordinatori regionali. A parte la Sicilia, dove c’è uno che riesce a imporsi, le liste non le hanno fatte loro”.

Perché parla di mossa suicida?

“Qui bisogna cominciare a mettere i puntini sulle “i”. Forza Italia si è ridotta al 6,5% grazie a una guida sbagliata, organizzata dagli stessi personaggi che hanno fatto l’ultimo casino. Nel momento in cui finalmente va via Toti, il partito va rilanciato al 100%, non si torna indietro. In questo sono d’accordo con la Carfagna. Quello che doveva fare Berlusconi era sostituire Toti e andare avanti a mille all’ora. Non capisco chi possa aver suggerito al presidente una soluzione diversa. Non si capisce chi è il regista. Va via Toti e noi, anziché festeggiare, scegliamo di distruggere tutto?”.

Lei, in un comunicato stampa, ha invocato il ritorno dei due coordinatori nazionali, con una rappresentanza del Sud. Uno dei due potrebbe essere Gianfranco Micciché?

“Il primo problema è trovare gente brava, poi che provenga da quei territori in cui abbiamo i voti. Siccome tutti noi vogliamo la Carfagna, non c’è alcun motivo per parlare di Micciché. C’è motivo, invece, di trovare il sostituto di Toti. Sapevamo si trattasse di un coordinatore finto fin dall’inizio. Ma non ripariamo a un errore con un altro errore”.

Come giudica, sul piano politico stavolta, l’intuizione di “Altra Italia” che ha avuto Berlusconi? Per la prima volta non si parla più di centro-destra ma di centro e basta.

“E’ la strada giusta. E’ ovvio che una cosa di questo tipo ha senso se si prendono le distanze anche dalla destra, se ci si distingue da sovranismi e populismi. Una nuova area di centro è quella che milioni di italiani aspettano. Però, non ci si può fermare a parlare di Pd e Cinque Stelle. Al momento il vero problema che ha l’Italia è Salvini”.

Ha letto i dati dallo Svimez? L’emergenza più grande per il Sud e la Sicilia è l’emigrazione. La gente che va via e le città che si spopolano. Non l’immigrazione…

“Discutevo con l’assessore Bandiera che l’unica immigrazione pericolosa è quella dei prodotti esteri, che possono provocare un vero danno alla Sicilia, come per la nave carica di grano bloccata a Pozzallo. Ma il vero problema dei siciliani è che stiamo rimanendo senza popolazione. Abbiamo due capi del governo: uno punta a mandare via quelli che arrivano; l’altro manda via quelli che ci sono. Stanno svuotando il Mezzogiorno. Si diano una bella calmata e trovino una soluzione”.

Paolo Mandarà :Giovane siciliano di ampie speranze

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