Pensate che cosa sarebbe stato questo referendum senza il trombonismo del ministro di Giustizia, senza la spregiudicatezza di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto di Nordio, senza il silenzio peloso di Daniela Santanché, senza l’intemerata del sottosegretario Fazzolari contro la Biennale di Pietrangelo Buttafuoco e senza la faccia tosta di Andrea Delmastro, altro sottosegretario ma anche socio in affari di Mauro Caroccia, un ristoratore condannato per intestazione fittizia di un patrimonio mafioso. Non dico che la sconfitta del Sì sia legata esclusivamente a queste facce. Mi limito a dire che la vittoria del No è intanto una batosta per Giorgia Meloni, ritenuta fino all’altro ieri invincibile. La sua colpa principale – al di là delle responsabilità che investono l’interno governo – forse è stata quella di avere dato copertura alle facce che abbiamo qui elencato.


