Anche quando arriva il giorno delle scelte inequivocabili, Giorgia Meloni s’affanna alla ricerca di una posizione mediano ormai sterile. Dire di sì all’invito di Donald Trump a partecipare all’inaugurazione del Board of Peace, sebbene come “osservatore”, poiché una partecipazione piena è vietata dalla Costituzione? Dire di sì, e mettersi contro il vento europeo, dopo le parole anti-Maga di Friedrich Merz a Monaco, e l’avvio di un’ipotesi di collaborazione franco-tedesca, più il Regno Unito, sulla deterrenza nucleare? Dire di sì, dopo avere mancato – sempre posizione mediana – la Conferenza sulla sicurezza per non dovere scegliere fra gli Usa e la Ue? Dire di no, e recuperare il possibile su Berlino, Londra e Parigi, ossia i volenterosi della difesa, ma fare un bel dispetto a Trump? Dire di nì, e cioè mandare il vicepremier Antonio Tajani, per non dispiacere troppo Trump e non dispiacere troppo gli europei? Ah, che dilemma. E che landa desolata questa terra di nessuno in cui Meloni s’è perduta. Continua su Huffington Post

