Meloni è Sal Da Vinci e il referendum è accussì, accussì. Con la mano sul petto, da Milano, dal Teatro Franco Parenti, Meloni è versione “ve lo prometto”: “Non vogliamo liberarci dei magistrati, non vogliamo mortificarli” (Bartolozzi, dov’è il plotone?), “servono solo cinque minuti per votare. Non giratevi dall’altra parte. Votate”, “io non sono fatta per galleggiare”, “io non mi dimetterò in nessun caso e consiglio di votare Sì anche se il governo non vi piace. Non restate a casa”.

Sembra una Leopoldina, con gli stacchetti di Sal Da Vinci, ma sul palco irrompe il tipo “ma questo chi è?”, uno sbandato, tale Orazio Maurizio Musumeci, che chiede a Meloni, stranita, “aspetto le dimissioni di Mattarella”. Va bene cambiare la magistratura ma anche gli uscieri e il servizio d’ordine.

Ci sono i tavoli tematici, Paolo Del Debbio vestito come se andasse a sciare a Cortina, e c’è Tommaso Cerno che loda Giuda: “Siate Giuda”. Uno di voi mi tradirà (o voterà sì?).

Una tonnara, il teatro Parenti, la sala dei riformisti Pd piena. Non si cammina. Il consiglio dei partecipanti è: eliminate le correnti (del Csm) ma aprite le finestre. Aria. Il sorteggio? Sentite Meloni: “Non ce lo siamo inventato noi. Sono scelti per sorteggio i giudici popolari della Corte d’Assise e non solo…”; “se la giustizia è lenta e si inceppa, le conseguenze le pagano tutti”; “lo Stato vuole essere anche proprietario dei vostri figli”; “quando pensate che la giustizia non stia funzionando non potete fare nulla: ebbene, questa riforma è un’occasione unica”.

Tre sale, con tavoli tematici, e all’ingresso distribuiscono anche la borsa del Sì, colore verde, la maglia “io sono una persona perbene e voto Sì”. È una festa, un carosello di papillon, di occhiali alla Cruciani della Zanzara, doppiopetti e bottoni d’oro. Non sembrano neppure elettori di FdI, ma i riformisti di Lorenzo Guerini, tanto che Luigi Marattin, il segretario del Partito Liberaldemocratico, ammette: “Mancano solo Renzi e Calenda”.

Che ci voleva? Schlein dice che Meloni, finalmente, l’ha chiamata e che “si aggiorneranno” (Bonelli e Crosetto è da mò che lo fanno) e questo evento per il “sì” alla riforma, credeteci, sembra copiato dai format di Giorgio Gori, dal Pd Ztl.

Ahi! Carlo Fidanza, che viene salutato come il prossimo presidente della Lombardia, dice che “è un simpatico bordello”. Non c’è furia, non c’è il “plotone d’esecuzione” di Bartolozzi, ma solo Andrea Delmastro che dicono vorrebbe candidare Bartolozzi in Sicilia. Insieme con Bartolozzi sono i “coniugi Macbeth” di Via Arenula.

A qualcosa questo referendum è servito. Leggi su ilfoglio.it