Il sindaco Federico Basile ha scelto di tagliare la corda con 15 mesi d’anticipo sulla scadenza del mandato, per “non tenere in minoranza la città”. Ma molti dei suoi detrattori, a partire da quelli del centrodestra, hanno ragione di credere che la mossa – architettata dal suo dante causa Cateno De Luca – sia una strategia per accaparrarsi fette di consenso in vista delle prossime Regionali. Sud chiama Nord, che ha perso pezzi al parlamento siciliano, non vuole perdere posizioni nel suo feudo, dove governa ininterrottamente dal 2018 (prima con De Luca poi appunto con Basile).

Da qui il piano: dimettersi oggi per (ri)mandare la città al voto entro la primavera, dopo tre mesi di commissariamento. Basile non si fa crucci, bacchetta i “traditori” (fra i primi a lasciare la coalizione anche i leghisti di Nino Germanà), rilancia candidandosi. Ma dal centrodestra è guerra aperta: “Le dimissioni del sindaco Federico Basile – dice Marcello Caruso, coordinatore regionale di Forza Italia – sono un atto di gravità inaudita, che tradisce il dovere istituzionale e lo spirito di servizio che qualsiasi amministratore locale dovrebbe avere verso la propria comunità”. Pino Galluzzo, esponente messinese di Fratelli d’Italia, è uno dei rivali più acerrimi di De Luca: “Ha già perso 5 deputati regionali su 8, una senatrice e tanti consiglieri comunali. Tenta il tutto per tutto a Messina per non scomparire dalla cartina politica”. Ma in tutto questo c’è un paradosso: è la prima volta che le opposizioni fanno le barricate per far rimanere un sindaco avversario, piuttosto che invocarne le dimissioni. Roba che solo a Messina.

Intanto, dalle colonne de ‘La Sicilia’, Scateno spiega l’allontanamento dal centrodestra: «C’era un patto con Schifani, sottoscritto nell’autunno del 2024, “notaio” Galvagno. Io – rivela – sarei sceso dall’Aventino, garantendo agibilità d’aula, un patto di non belligeranza, in sostanza». In cambio di cosa? «Finanziamenti per il territorio: 25 milioni per l’ex Sanderson, 20 milioni di euro per la riqualificazione della rete idrica di Messina…». Com’è andata? «Schifani ha mantenuto il suo impegno e io il mio, quel patto aveva però una conclusione, dicembre 2025, entro quella data dovevo decidere o ci sposavamo o ci lasciavamo, e io ho proferito non sposarmi». Perché? «Perché l’accordo che mi è stato offerto – da Marcello Caruso – era che Danilo Lo Giudice (sindaco di Santa Teresa di Riva) sarebbe entrato nella giunta di Schifani, ma in cambio 4 assessori del centrodestra sarebbero entrati in giunta a Messina, e questo non potevo accettarlo: sarebbe stato come riconsegnare la città nelle mani del centrodestra, Genovese compreso, un ricatto».

A contestare la ricostruzione di De Luca, ancora su ‘La Sicilia’, è proprio il coordinatore di FI, Marcello Caruso: “Non sono mai stato delegato da alcun partito a chiedere posti in giunta per Messina. Io rappresento Forza Italia, non il governo regionale. E non avrei mai potuto offrire un posto da assessore nella giunta: non ne ho il ruolo, né il potere. Il resto è fantasia politica, utile solo a costruire un alibi». A che scopo? «Perché le dimissioni di Basile non sono un atto di coraggio, ma una mossa tattica per evitare la sfiducia. Lo sanno i numeri, lo sanno i consiglieri comunali, lo sanno i messinesi. Qui non c’è nessun complotto: c’è solo la difficoltà di ammettere che una stagione politica si è inceppata». Perché puntare il dito proprio contro il centrodestra? «Posso solo dire che è un personaggio politico che non ha mai sciolto le ambiguità che lo caratterizzano. Non ha mai detto con chiarezza da che parte sta».