Il sindaco Federico Basile ha scelto di tagliare la corda con 15 mesi d’anticipo sulla scadenza del mandato, per “non tenere in minoranza la città”. Ma molti dei suoi detrattori, a partire da quelli del centrodestra, hanno ragione di credere che la mossa – architettata dal suo dante causa Cateno De Luca – sia una strategia per accaparrarsi fette di consenso in vista delle prossime Regionali. Sud chiama Nord, decimato dal suo approdo al parlamento siciliano, non vuole perdere posizioni nel suo feudo, dove governa ininterrottamente dal 2018 (prima con De Luca poi appunto con Basile), ma dove finisce, quasi sempre, per dissolvere la maggioranza in Consiglio comunale.
Da qui il piano: dimettersi oggi per (ri)mandare la città al voto entro la primavera, dopo tre mesi di commissariamento. Basile non si fa crucci, bacchetta i “traditori” (fra i primi a lasciare la coalizione anche i leghisti di Nino Germanà), rilancia candidandosi. Ma dal centrodestra è guerra aperta: “Le dimissioni del sindaco Federico Basile – dice Marcello Caruso, coordinatore regionale di Forza Italia – sono un atto di gravità inaudita, che tradisce il dovere istituzionale e lo spirito di servizio che qualsiasi amministratore locale dovrebbe avere verso la propria comunità”. Pino Galluzzo, esponente messinese di Fratelli d’Italia, è uno dei rivali più acerrimi di De Luca: “Ha già perso 5 deputati regionali su 8, una senatrice e tanti consiglieri comunali. Tenta il tutto per tutto a Messina per non scomparire dalla cartina politica”.
Ma in tutto questo c’è un paradosso: è la prima volta che le opposizioni fanno le barricate per far rimanere un sindaco avversario, piuttosto che invocarne le dimissioni. Roba che solo a Messina.


