All’Assemblea regionale riparte una prassi che sembrava archiviata: si arriva in Aula con un disegno di legge fuori tempo massimo, si litiga sull’ordine dei lavori e, alla fine, la maggioranza capitola sul primo articolo. È successo con il ddl sugli enti locali. Ieri a Sala d’Ercole è stato approvato un emendamento soppressivo dell’articolo 1: 33 voti favorevoli (nove in più rispetto al numero delle opposizioni), 21 contrari. Numeri che certificano l’ennesima sconfitta politica della coalizione di governo, travolta dai franchi tiratori.
Il testo, che disciplina tra l’altro il ruolo degli ispettori negli enti locali, è arrivato al voto dopo un lungo e inconcludente dibattito procedurale. Le opposizioni avevano chiesto di affrontare subito gli articoli più politicamente sensibili: l’articolo 8, sulla rappresentanza di genere nelle giunte (con la soglia del 40 per cento), e l’articolo 14, che introduce la possibilità del terzo mandato nei comuni fino a 15 mila abitanti. La maggioranza, invece, si è mostrata spaccata: da un lato chi voleva andare avanti senza strappi, dall’altro chi chiedeva una sospensione per tentare una mediazione dell’ultimo minuto.
Preso atto dell’assenza di una linea condivisa, il presidente di turno, Nuccio Di Paola, ha disposto il voto sul primo articolo. Ed è lì che l’Aula ha presentato il conto. Durante la seduta non sono mancate le proteste delle 15 deputate presenti in Aula, che hanno rivendicato con forza la priorità della discussione sull’articolo relativo alla rappresentanza di genere nelle giunte comunali. Un passaggio simbolico e politico che, ancora una volta, resta sospeso tra rinvii e tatticismi parlamentari.
Il paradosso è tutto nel calendario: il ddl sugli enti locali dovrebbe essere approvato entro l’11 febbraio per entrare in vigore in tempo utile rispetto alla prossima tornata elettorale primaverile. Ma tra sospensioni, rinvii e voti segreti, il rischio concreto è che anche questa riforma si perda nei meandri di Sala d’Ercole. La seduta infatti è stata rinviata a martedì 3 febbraio (con all’ordine del giorno la sola attività ispettiva), mentre la ripresa dell’esame del ddl è slittata al 10 febbraio.
I 5 Stelle: “Scandaloso parlare di questi temi”
“A poche ore da due enormi disastri che hanno colpito la Sicilia ci siamo trovati oggi a discutere un disegno di legge che, al netto di due o tre norme apprezzabili, contiene cose che poco o nulla interessano ai siciliani. Non posso che sentirmi enormemente a disagio. Non lamentiamoci poi se i cittadini si allontanano sempre più dalle istituzioni e dalle urne”. Lo ha detto il capogruppo del M5S all’Ars. Antonio De Luca, commentando il ddl Enti Locali. “Si parla di adeguamenti di gettoni, indennità, terzo mandato dei sindaci, modalità dei ballottaggi, relazioni programmatiche, e, addirittura, del colore della fascia del presidente del consiglio comunale. Norme al limite del ridicolo e irrispettose nei confronti dei siciliani, specie nei confronti di chi ha perso la casa, il lavoro, la serenità”. “Chiamare questa legge riforma degli Enti Locali, come fa qualcuno – continua De Luca – è un’offesa all’intelligenza, chiamiamola col suo vero nome: riforma delle poltrone, perché quella è, al netto delle poche poche norme che c’è da salvare”. “Lo stesso disagio che proviamo noi – conclude De Luca – probabilmente lo prova anche la maggioranza, visto che nove di loro hanno votato con noi, bocciando col voto segreto l’articolo 1 della legge”.

