Il risultato delle suppletive di Reggio Calabria ha visto la netta vittoria del candidato di Forza Italia. Il tesoriere del partito, avvocato molto vicino alla famiglia Berlusconi finanziatrice essenziale. Questa vittoria, al di là delle note di colore mostrate dalla sguaiata foto ritoccata della compagna del presidente Occhiuto postata da Vannacci, cui è seguita la solenne contestazione a colpi di “cornutu”, sembra evidenziare che gli elettori alle urne, per quanto assai pochi anche in questa circostanza, un quinto appena degli aventi diritto, vogliono volti nuovi e sembrano indicare la via del rinnovamento come necessaria.

Sono cioè contro quello che Occhiuto, dominus indiscusso in Calabria e vicesegretario nazionale, chiama nel suo libro l’“ingiallimento” del partito e l’ingrigirsi della politica. Con ciò pare prendere in mano la bandiera di un cambiamento forte e necessario. Che potrebbe riguardare anche la Sicilia dove potrebbe non essere un’idea vincente andare alle elezioni con un candidato uscente che ha certo esperienza ma forse ormai un po’ troppa. E che potrebbe lasciare il passo ad uno più giovane e meglio in grado di rispondere alle aspettative di innovazione che una parte significativa dell’elettorato manifesta. E che è sempre più urgente per ridare senso e dignità ad una politica addormentata su mance, prebende e spartizioni.

Ciò a prescindere dalla minaccia del generale di estrema destra. Che non ha sfondato, ottenendo un buon undici per cento che non servirebbe se replicato su scala nazionale, a far perdere al centrodestra il premio per ora fissato nel raggiungimento della soglia del 42%. La legge elettorale ormai alle ultime battute ma sembra certo che o passerà com’è adesso o la Meloni chiederà lo scioglimento anticipato.

In una fase in cui il suo attivismo con le compagnie petrolifere ha raggiunto un significativo risultato con l’autolimitazione dei prezzi del carburante. Una vicenda che preoccupa tutto il mondo ed è conseguenza delle vicende internazionali. Cui non si potrà rispondere ancora con costose per il bilancio pubblico, misure di bonus e sconti che sono sentite come pannicelli caldi dalle associazioni più coinvolte in Sicilia come gli autotrasportatori.

Invece la volontaria rinuncia a profitti, in parte anche statali nel caso di Eni, può essere vista come benefica e portare al voto una nuova leva di cittadini oggi rifugiati nell’astensione. O almeno limitare l’irritazione che si volge contro il governo nonostante la sua responsabilità sia limitatissima.

D’altra parte, a sinistra la competizione per la leadership si svolge senza troppe buone maniere. Con Conte che pare tentato dalla rottura o almeno la minaccia mentre il Pd non cresce nei sondaggi. Se Vannacci non è più un problema, le forze di governo hanno margini maggiori per affrontare anche il tema del rinnovamento.

Questo gli zii di Sicilia lo sanno. E potrebbero fare buon viso a cattivo gioco. Quando sarà il momento anche per il rinnovo degli organi costituzionali regionali. Non più giovani uscenti, per quanto sicuramente impegnati e stremati dalle difficoltà potrebbero venire avvicendati con personale politico più fresco. Che non manca a guardar bene né a Palermo né all’Ars. Vedremo.

Intanto cresce la soddisfazione della famiglia che qualche voce in capitolo ce l’ha. E da voci di dentro si apprende che il rinnovamento è ritenuto necessario per il partito inventato e sostenuto da Berlusconi. Mentre il buon Tajani imbrocca la strada del dileggio ad ogni uscita anche ingiustamente. E mentre giovani donne e uomini maturi possono uscire dalla comfort zone in cui si trovano. E tentare di dare alla Sicilia nuovo smalto e nuove prospettive.

Non sarà né facile né scontato. Ma possibile lo sembra senz’altro. Sempre che la politica voglia ancora sperare di tornare nel cuore delle persone e non solo tra gli ormai radi addetti ai lavori.