Gli affidamenti diretti di Renato Schifani al super pagnottista Maurizio Scaglione non finiscono mai, come i rotoloni Regina. “Non bastano 87mila euro per venti video, 30mila per la prima edizione di ‘Sicilia Gourmet’, 48mila per la seconda e 79mila per il format ‘Invito in Sicilia’. No. Maurizio Scaglione – editore del giornale ilSicilia – raschia anche gli spicci di Palazzo d’Orleans”. E’ l’incipit, ovviamente carico di disgusto e indignazione, di un lungo e puntuale articolo pubblicato da Sud Press, uno degli ultimi baluardi, in Sicilia, della stampa libera e indipendente. Il quale specifica subito dopo quali spicci ha raschiato il faccendiere nel retrobottega della Presidenza della Regione: “Il 22 gennaio apprendiamo che, oltre ai già numerosissimi affidamenti diretti che vengono fatti da anni a Scaglione” – grazie alla mediazione di Simona Vicari, consulente molto ascoltata da Schifani – “saltano fuori altri due video pagati 8.748 euro e affidati sempre alla sua società: la Mercurio Comunicazione”. Sud Press cita a proposito il documento pubblicato dal Dipartimento Ufficio Stampa e Documentazione dove si parla di due video prodotti il 29 novembre del 2025 in occasione dell’inaugurazione del Castello Utveggio a Palermo.
In altri tempi magari saremmo stati noi a raccontare l’ultimo atto di uno scandalo che si trascina da quasi tre anni. Avremmo ricordato che il faccendiere ha già collezionato incarichi e affidamenti diretti per oltre mezzo milioni di euro; avremmo certificato – come fa Sud Press – il sovraprezzo pagato puntualmente dalla Regione per servizi che sul libero mercato costano molto meno; e avremmo pure elencato tutti i servizi di giornalismo salivoso resi da Scaglione a Schifani per disobbligarsi dei grossi favori ricevuti: ricordate l’inguardabile intervista realizzata a Ragalna quando il governatore in piena estate andò a rendere omaggio al suo amico e protettore Ignazio La Russa, regista della sua ascesa al vertice di Palazzo d’Orleans.
Ma, sinceramente parlando, ci siamo stancati, nauseati e arresi. Perché le nostre denunce non sono servite a nulla: Schifani, anche per far contenta la Vicari, moltiplica di anno in anno le pagnotte da dare in pasto a Scaglione e crede che i servizi confezionati da un faccendiere gli diano visibilità, prestigio e autorevolezza. Gli organismi di controllo, a cominciare dalla Corte dei Conti, si girano dall’altra parte perché de minimis non curat pretor. Le opposizioni ci inzuppano il pane: il duro e puro Nuccio Di Paola, dei Cinque Stelle, partecipa con allegria ai dibattiti promossi dal cosiddetto “Bar dei Pagnottisti”. La Stampa Parlamentare sussurra articoli di legge all’orecchio dei deputati ma non si accorge di un “sistema” che offende un’intera categoria; il sindacato ufficiale dei giornalisti, la famosa Assostampa, si scaglia contro il metodo messo a punto dall’Irfis per tutelare la privacy delle testate che beneficiano della legge sull’editoria ma si guarda bene di mettere un ditino nell’acqua calda e opaca in cui pesca a piene mani Scaglione. Persino Ismaele La Vardera – che ad ogni ruttino fuori posto del governo o della maggioranza corre in procura – davanti a questo scandalo alza le manine e pensa ad altro: a Giletti, alle Iene, a Formigli, alla sua affermazione nel meraviglioso mondo della Tv nazionale.
Si vede che il “sistema Scaglione” va bene a tutti. E’ un sistema che “vende” protezione mediatica: consorzi, enti pubblici, asp, comuni pagano a tariffa fissa Scaglione per avere copertura o entratura nel mondo dell’informazione e anche nelle stanze dorate di Palazzo d’Orleans. Lui rastrella contratti e canoni servendosi di due “sovrastanti”: uno è Ignazio Abbate, ex sindaco di Modica e deputato cuffariano, il quale ha aperto al faccendiere molte porte in quel di Ragusa, a cominciare dal Consorzio per il cioccolato di Modica. L’altro è Elio Sanfilippo, un combattente e reduce del vecchio Partito Comunista che dà una mano sul fronte delle cooperative rosse, ha la sua influenza sull’opposizione di sinistra, e collabora con Scaglione – hanno scritto insieme un libro contro il pizzo – anche per dare al “sistema” una verniciatura antimafia. Non si sa mai.


