Gesù moltiplicava i pani e i pesci. Noi abbiamo moltiplicato bomboniere e confetti. Ma soprattutto salatissimi conti da pagare. Duemila anni di cristianesimo per arrivare alla domanda che nessun catechismo aveva previsto: quanto costa fare la Prima comunione a un bambino? Perché sulla carta è tutto molto semplice. Un bambino, un’Ostia consacrata, una comunità raccolta attorno all’altare. Nella realtà, almeno dalle nostre parti, attorno a quell’Ostia abbiamo costruito un piccolo sistema economico. C’è il vestito, naturalmente. Ci sono le scarpe. Il parrucchiere. Il fotografo. Il filmino. I fiori. Il ristorante. Le bomboniere. La torta, che ormai deve avere una certa dignità architettonica. E infine lui, il vero oggetto liturgico del ventunesimo secolo: il primo telefonino, possibilmente di quelli che costano quanto un pellegrinaggio in Terra Santa. Mancava soltanto la rivolta. È arrivata quando l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, ha rimesso mano al percorso dell’iniziazione cristiana, con un itinerario “catecumenale” lungo cinque anni che conduce contemporaneamente ai sacramenti della Comunione e della Cresima. E lì si è scoperto che, mentre noi discutevamo del corpo di Cristo, intorno al corpo di Cristo era cresciuto anche un discreto indotto. Confimprese Palermo ha fatto i conti, ha denunciato le ricadute economiche di una riforma che allunga di molto i tempi e ha spinto commercianti e operatori del settore a protestare davanti alla Curia. Qualcuno si è persino incatenato alla cancellata. Eppure dietro una protesta che si presta, fin troppo facilmente, all’ironia c’è una questione seria. I commercianti fanno il loro mestiere e se attorno alle cerimonie si è creato un indotto così significativo, è evidente che il cambiamento delle abitudini possa avere conseguenze economiche. Il punto interessante è: quando abbiamo cominciato a considerare normale che attorno al sacramento dell’Eucaristia ci fosse un mercato così esteso, poco importa se all’interno o fuori dal tempio?
Intanto, nelle conversazioni tra genitori, cominciano a circolare voci sulla ricerca della parrocchia con il percorso più breve, ovviamente fuori città. Una piccola geografia della salvezza: non necessariamente per avvicinarsi a Dio, ma possibilmente per arrivarci un po’ prima. La Prima Comunione dovrebbe essere uno dei momenti più intimi della vita cristiana: un bambino riceve per la prima volta il corpo di Cristo. Il consumismo è riuscita lentamente a trasformarla in un matrimonio con gli sposi alti non più di un metro e trenta. Manca soltanto il viaggio di nozze. Con la conseguenza che il bambino rischia di ricordare perfettamente quale telefonino gli regalarono i nonni e molto meno cosa abbia ricevuto qualche ora prima sull’altare. Perché alla fine, eliminata dal rito la torta a tre piani e tutto il resto, rimane una domanda molto più semplice. E anche più scomoda. La fede – che San Paolo definiva “sostanza di cose non viste e di cose sperate” – sta nel cuore o nel portafogli?


