Riecco la voce dei padroni

Da sinistra il ministro Lollobrigida, il presidente del Senato La Russa e la premier Meloni (foto Imagoeconomica)

L’arroganza elevata all’ennesima potenza. E’ trasparsa in autunno, quando si è trattato di far fuori due deputati eletti (Giorgio Assenza e Giusy Savarino) per sfamare l’ingordigia dei vertici; ed è tornata di moda nelle ultime ore quando, nonostante i macelli di Cannes e sostituendosi al presidente della Regione, hanno deciso che “Scarpinato proseguirà nell’azione di governo con l’obiettivo di realizzare il programma di promozione e valorizzazione turistica della Sicilia”. A scrivere il finale di questa storia non è il governatore, cioè colui che assegna le deleghe e, di norma, le revoca. Bensì una nota di Fratelli d’Italia, che assicura la permanenza nell’esecutivo di Francesco Paolo Scarpinato, nonostante le indagini aperte da tre differenti procure. E nonostante l’assessore, da molti ritenuto un “agnello sacrificale”, fosse al corrente di ciò che stava accadendo al Dipartimento del Turismo, da cui il 20 dicembre è partito un ordine da quasi 4 milioni per il Lussemburgo.

Lo stesso Scarpinato, che ha ritrovato la parola dopo giorni di silenzio, ha voluto giustificarsi parlando con l’Ansa: “Se qualcuno ha pensato che mi potessi dimettere si è sbagliato di grosso: non ne ho intenzione. Non ho alcuna colpa rispetto a una procedura di finanziamento predisposta nella scorsa legislatura, quando non era neppure immaginabile che potessi fare l’assessore nel nuovo governo”. Il sindacabile giudizio sull’ex consigliere comunale di Palermo, scelto e voluto dal “cognato d’Italia” Francesco Lollobrigida (un pezzo grosso), diventa insindacabile per i patrioti. Che dopo averlo abbandonato a bordo di una zattera, provano a salvargli la pelle. In extremis: “Nessun dubbio sulla correttezza dell’azione politica e amministrativa” di Scarpinato. La fiducia “non è intaccata”. Ma le dichiarazioni, piccate e un pizzico prepotenti, servono a rinfocolare i dissidi con Schifani, che fin dal primo momento aveva sollecitato una relazione “completa” su Cannes da parte dell’assessore. E alla fine ha dovuto intimargli la revoca del provvedimento, ben sapendo di non poter tornare indietro e di mettere a rischio i rapporti, fin qui prolifici, con il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di Ignazio La Russa, suo big sponsor nella corsa per Palazzo d’Orleans.

E’ probabile, ma non scontato, che anche stavolta Schifani dovrà mandare giù l’amaro calice. Il presidente tiene il punto contro l’assessore, rimarcando che è stato lui – e non l’esponente di FdI – a pretendere un atto ispettivo sulle vicende di Cannes. Ma in attesa di capire se gode ancora dell’appoggio incondizionato di Fratelli d’Italia, la memoria scivola al novembre scorso, nei giorni di formazione della giunta: era già tutto pronto e apparecchiato per Giorgio Assenza e Giusy Savarino, due reduci dell’epopea di Diventerà Bellissima che si erano guadagnati i consensi nelle urne. Ma proprio all’ultima curva, cedendo all’impuntatura di Via della Scrofa, Schifani fu costretto a rimpiazzarli con Scarpinato ed Elena Pagana, la moglie di Ruggero Razza, che Musumeci riuscì a ottenere come contropartita (assieme al Ministero del Mare) per aver ceduto lo scettro di Sicilia. Mentre a Roma istituivano il Ministero dell’Istruzione e del Merito, a Palermo il merito lo calpestavano. Senza che nessuno potesse mettersi di traverso. Tanto meno il presidente neo eletto, che scelse di non opporsi per evitare che il governo finisse subito gambe all’aria.

Era stato il partito della Meloni, nel bel mezzo di un’estate rovente, e dopo aver sbarrato la strada a Raffaele Stancanelli, a ordinarlo cardinale. Fu una ripicca per l’allontanamento di Nello Musumeci, concordato a tavolino dal resto della coalizione; ma anche una punizione nei confronti di Gianfranco Micciché, che pur avendo ottenuto – sulla carta – un candidato di Forza Italia, fu costretto a sorbirsi il nome “meno amico” di tutti. Schifani. Col quale litigherà il giorno dopo la vittoria. Fratelli d’Italia costituisce l’architrave di questo governo. E Schifani sa che non esiste governo senza i patrioti. La logica conseguenza di questi incastri è la nota con cui FdI conferma Scarpinato. O con cui il suo predecessore Manlio Messina, sfoderando il solito stile, sbraca sui social: “Mentre qualcuno si lamenta e alza polveroni squallidi sulle risorse spese per promuovere la Sicilia, ma solo perché non possono mettere le mani su questi soldi con i loro amici, noi continuiamo a raccogliere i frutti del grande lavoro fatto. Voi raccattate sagre di paese e fuochi d’artificio – fu l’accusa mezz’aria -, noi pensiamo a rendere sempre più grande e conosciuta la nostra Isola nel mondo!”.

Tra chi alza “polveroni squallidi”, e quindi tra i bersagli di Messina, rientra a pieno titolo Renato Schifani, reo di aver sollevato una questione procedurale sull’assegnazione di quasi 4 milioni, senza bando di gara, a una società del Lussemburgo con quattro dipendenti. La conferma è arrivata venerdì sera, nel corso di un’intervista ad Antenna Sicilia, dove l’ex assessore ha ricostruito l’iter dell’ultimo decreto: “In merito all’edizione del 2023 – spiega Messina – la proposta della Regione alla società Absolute Blue, quella della Absolute Blue alla Regione, la contrattazione, i termini su quanto spendere e come spendere quei soldi, tutto viene fatto in un arco temporale che va dal 20 ottobre all’11 novembre, ovvero quando io non sono più assessore al Turismo e non lo è ancora Scarpinato. L’assessore al Turismo ad interim, in attesa delle nuove nomine, era proprio il governatore Schifani (…) A questo punto, o Schifani non ha guardato le carte, e questo sarebbe gravissimo, oppure non le ha sapute leggere”.

Ma è stato Messina, da assessore al Turismo, ad aver dirottato 91 mila euro nel 2021, e 2,2 milioni nel 2022, alla società di Patrick Nassogne per l’allestimento di una mostra in dodici scatti all’hotel Majestic di Cannes, sulla Croisette. E’ stato lui a volere Nicola Tarantino, ex ufficiale della Finanza, come commissario straordinario della FOSS e dirigente della Sicilia Film Commission, nonché direttore artistico dei principali eventi dell’Isola. E’ stato sempre lui a stanziare 414 mila euro per sponsorizzare la Regione a ‘Ballando con le Stelle’, e quasi 11 milioni per far passare dall’Isola il Giro d’Italia targato Rcs Sport, la società di Urbano Cairo; ma anche ad aver finanziato una serie di campagne pubblicitarie sui media nazionali, nelle stazioni e negli aeroporti. Su cui ha messo gli occhi la Procura di Palermo.

Fratelli d’Italia, che gode del vento in poppa dei sondaggi, fa e disfa ovunque. Soprattutto in Sicilia. Grazie a un potere di contrattazione cresciuto in seguito agli ultimi accadimenti romani, a partire dall’elezione di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato. Quel senso d’onnipotenza che ha pervaso anche Palermo, s’è tradotto in una serie di incarichi prestigiosi: quattro assessorati (Turismo con Scarpinato, Beni Culturali con Elvira Amata, Territorio e Ambiente con la Pagana, Infrastrutture con Aricò); la presidenza dell’Assemblea regionale col bravo Gaetano Galvagno; la guida della commissione Bilancio con l’esordiente Daidone e della commissione Cultura con Fabrizio Ferrara. E questo solo nei palazzi della politica. Ciò che non subentra mai, invece, è un segnale di scoramento per l’operato improvvido di alcuni suoi esponenti, o la condanna di atti politicamente inopportuni (in attesa che siano i magistrati a chiarire le implicazioni sotto il profilo contabile o penale). Solo difese d’ufficio, per di più tardive, che non risolvono le situazioni ma rischiano di incancrenirle.

L’ultima tegola sulla testa di Scarpinato è una mozione di sfiducia presentata all’Ars dai due gruppi di riferimento di Cateno De Luca (a cui se n’è aggiunta una di censura da parte del M5s): “Se gli atti erano regolari, come affermato in un primo momento dall’assessore Scarpinato, perché oggi procedere alla revoca? Alla luce di quanto accaduto – dichiara l’ex sindaco di Messina – dobbiamo prendere atto che l’assessore con la sua condotta ha evidentemente coperto atti non legittimi. Adesso ci aspettiamo che venga sollevato dal suo incarico per manifesta incapacità e gestione discutibile dei fondi pubblici. Noi andremo avanti fino a quando non verrà fatta piena luce sulla gestione del portafoglio dell’Assessorato al Turismo”. Non sarà una passeggiata.

Forza Italia: gravi illazioni di Messina contro Schifani

“Apprendiamo con grande stupore delle dichiarazioni dell’on.le Manlio Messina sulla vicenda del contratto fra la Regione e la società Absolute Blue, oggi bloccato da un intervento disposto personalmente dal Presidente Schifani dopo ripetuti inapplicati solleciti rivolti all’Assessore competente. Al di là della definizione di “assessore ad interim” riferita al Presidente della Regione, che denota una sorprendente poco accurata conoscenza dei meccanismi di governo e delega all’interno dell’Amministrazione, le parole dell’esponente di Fratelli d’Italia sono gravissime ed esulano evidentemente dal caso specifico, con toni e illazioni offensive nei confronti del Presidente della Regione scelto e sostenuto in campagna elettorale da tutta la coalizione di centro destra. Crediamo che sia urgente e indispensabile un chiarimento da parte di Fratelli d’Italia per garantire l’indispensabile spirito di fiducia e rispetto e l’altrettanto indispensabile azione sinergica fra i diversi componenti del Governo, senza i quali vi è il concreto rischio di non garantire un proficuo lavoro a servizio dei cittadini siciliani che hanno scelto Renato Schifani come Presidente della Regione”. Lo ha dichiarato stamattina a nome di tutto il gruppo parlamentare, Stefano Pellegrino capogruppo di Forza Italia all’ARS, in merito alle dichiarazioni rilasciate alla stampa dall’on.le Manlio Messina, ex Assessore regionale al Turismo.

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