L’assessore Volo non ha mai toccato palla, ha lasciato che i partiti gestissero la nomina dei manager nei retrobottega dei leader di partito, faceva scena muta in aula, di fronte alle interrogazioni dei parlamentari; eppure, secondo il deputato regionale Gaspare Vitrano (su cui pende un’inchiesta per tentata violenza privata), era stata proprio lei, l’assessore “cartonato”, a chiedere di sacrificare Desirée Farinella, Direttore sanitario dell’ospedale dei Bambini, dopo la denuncia di una madre che evidenziava le pecche di un reparto: “Il presidente non ha chiesto di sacrificarla. L’ha chiesto l’assessora Volo”. E ancora: “A Buccheri (il Direttore sanitario del ‘Civico’, ndr) gliel’ha chiesto Volo, non Schifani”, ha detto a Repubblica.

Facile, adesso. La Volo non è più assessore e per Vitrano, parlamentare in carica di Forza Italia, scaricarla è più semplice che ammettere (e spiegare) la “minchiata” (cit.) del governatore. Il quale, peraltro, non si è molto avvantaggiato dal cambio della guardia. Da Volo a Faraoni, la sanità resta il suo cruccio. Una vera e propria maledizione guardando agli ultimi eventi. Passi per i numeri (le oltre 212 mila prestazioni in attesa), il settore in Sicilia gode di pessima salute. E l’inchiesta a carico di Vitrano conferma l’ingerenza – che talvolta diventa sopraffazione – della politica nelle scelte che dovrebbero attenere in via esclusiva gli addetti ai lavori.

I manager non hanno mani libere perché sono i politici a nominarli. Ma talvolta i manager non ci sono nemmeno. Come nel caso dell’Asp di Palermo, che dal 21 gennaio scorso attende di conoscere il nome del nuovo Direttore generale. Su quella poltrona sedeva Daniela Faraoni, una burocrate che sta dimostrando scarsa incisività anche in assessorato. Sponsorizzata da Sammartino e dallo stesso Schifani, prese le redini di piazza Ottavio Ziino in una notte, dopo le dimissioni della Volo. Lasciando scoperto, a tempo indeterminato, il suo precedente incarico. Questo fu assorbito ad interim dal Direttore sanitario Antonino Levita, ma il vulnus da colmare è tanto profondo quanto grave, trattandosi dell’Azienda sanitaria più importante dell’Isola.

La nomina del nuovo Direttore generale, che Schifani aveva promesso di effettuare mesi fa, è un passaggio necessario per dare un indirizzo amministrativo e gestionale all’Asp. E chi meglio della Faraoni poteva individuare, dalla rosa (ancora fresca) dei 49 papabili, il profilo più meritevole? Pare, invece, che il groviglio possa essere risolto solo con un accordo politico che riguardi Fratelli d’Italia, che reclama spazio anche nella sanità. Specie dopo aver assistito alle dimissioni, anche qui “indotte”, di Ferdinando Croce da manager dell’Asp di Trapani. Il lungo tira e molla – seguito allo scandalo dei referti istologici – si era risolto con l’addio del già vice capo di gabinetto dell’assessore Razza

FdI vorrebbe controllare anche il Dipartimento Pianificazione strategica. Morale della favola: è tutto bloccato. Mentre a Trapani il ruolo di Croce è andato a Sabrina Pulvirenti, nominata Commissario straordinario. Ma Trapani non è l’unico fronte aperto per Schifani: a proposito di Fratelli d’Italia, i patrioti stanno creando un altro grattacapo al presidente: riguarda il processo di revisione della rete ospedaliera siciliana. La questione è legata alle terre di Paternò, note per aver dato i natali al presidente del Senato Ignazio La Russa e al presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. E da cui è partita – grazie a un gruppo affiatato di faccendieri e pagnottisti – l’ultima inchiesta della Procura di Palermo legata al turismo (con Galvagno e quelli del suo cerchio magico accusati di corruzione).

Secondo le prime bozze, trasmesse dall’assessorato medesimo, pare che l’ospedale “S.S. Salvatore” abbia avuto un incremento di posti letto (da 28 a 63), con l’introduzione di alcuni nuovi reparti non previsti dal decreto del 2019: quindici in Psichiatria, quattro in Otorinolaringoiatria e Oncologia, sei in Urologia, per citarne alcuni. Un colpo di mano poco apprezzato nel Catanese, anche di alcuni sindaci di centrodestra che hanno criticato apertamente (e aspramente) il metodo adottato. Bronte, guidata dal decano di Forza Italia Pino Firrarello, dovrà sopportare lo “scippo” di trenta posti letto. Anche le organizzazioni sindacali si mobilitano, in ogni provincia. E persino i Cinque Stelle battono un colpo: “Non è spostando le truppe da un posto all’altro che si vince la guerra. Spostare le truppe non serve ad offrire un servizio migliore ai siciliani, ma piuttosto ad accontentare qualche deputato amico. Il piano dovrà comunque passare in commissione Salute ed è lì che faremo le barricate e capiremo fino a che punto l’assessora Faraoni è disposta a lavorare per offrire ai siciliani una rete sanitaria degna di questo nome senza cedere al solito amichettismo di destra”.

Le modifiche verranno discusse in Commissione, all’Ars, il prossimo 22 luglio, anche se il sentiero è già tracciato: “Non abbiamo eliminato un solo presidio ospedaliero – assicura la Faraoni -, abbiamo operato con una nuova visione e il Pnrr ci ha consentito di riqualificare le strutture periferiche con uno slancio alla medicina di prossimità”. Cioè la stessa medicina di prossimità di cui, al momento, nessuno si occupa (in attesa che si completino Case e Ospedali di Comunità: la deadline scade a marzo ’26).

A questa situazione così complicata, con l’assessore che non riesce a venirne a capo (“Io sono assessore solo dal 21 gennaio scorso e ho trovato tanto lavoro da fare”, si giustifica), si è aggiunta l’inchiesta della magistratura su Vitrano. Quelle pressioni indebite esercitate sulla dottoressa Farinella (della serie: mettiti in malattia e sistemiamo tutto) rappresentano lo specchio fedele del funzionamento della sanità siciliana. “Schifani – attacca Davide Faraone, di Italia Viva – ha detto cosa pensa dell’operato del deputato regionale del suo partito Gaspare Vitrano oggi indagato per violenza privata? Ha per caso espresso un giudizio su Gaetano Buccheri dirigente della sanità siciliana targata Forza Italia, anch’egli indagato? Ha spiegato cosa lo ha indotto a scaricare sulla professionista incolpevole ogni responsabilità del malfunzionamento del reparto di nefrologia dell’ospedale Di Cristina, pretendendo poi che la stessa accettasse senza fiatare? O per caso l’ha chiamata in queste ore per scusarsi del suo comportamento e per quello dei suoi sodali più realisti del re? Ci faccia sapere Schifani, sappia che noi su questa vicenda andremo fino in fondo”.

L’invasione di campo della politica è un cancro inestirpabile dal quale neppure Schifani, nonostante le dichiarazioni d’intenti, riesce a venire a capo. Ma anche di fronte all’assunzione di impegni improrogabili, le istituzioni marcano visita: il presidente, fino a qualche mese fa, legava la conferma dei manager allo smaltimento delle liste d’attesa; ora interviene con 41 milioni nella Finanziaria-ter per smaltire le centinaia di migliaia di prestazioni (fra visite e ricoveri) che le Asp non riescono ad evadere. Alla fine, nessuno si assume una responsabilità. Né chi nomina, né chi viene nominato. Tutti assolti, tranne i siciliani, condannati a una sanità senza guida, senza visione, senza cura.