Tutto comincia dall’approvazione della Bolkestein, direttiva comunitaria con la quale, nel 2006, si autorizza la libera circolazione dei servizi in tutto il territorio dell’Unione Europea, e prosegue nel 2022, anno in cui il Governo Italiano, nell’esercizio delle proprie potestà legislative, imperante Draghi, decideva di includere il comparto sanitario in difformità con quanto disciplinato dalla stessa direttiva, che pure ne prevedeva, esplicitamente, la esclusione.

Conseguenzialmente, in ossequio al principio della libera concorrenza, si ridefinivano le regole di accreditamento delle strutture sanitarie e, elemento di capitale importanza, si prevedeva l’introduzione di procedure concorsuali da reiterarsi periodicamente.

L’efficacia, tra gli altri, di tali provvedimenti legislativi, veniva opportunamente sospesa sino al 31 dicembre 2026 per dare la possibilità ad un tavolo, nelle more costituto, di diffondersi ampiamente ed organicamente sulle regole da applicare.

Qualche giorno addietro, il 19 febbraio 2026, veniva approvato il PNRR che introduce, all’interno delle procedure concorsuali, un sistema premiale che valorizza sostanzialmente un criterio “storico” (capacità di fornire servizi, volume delle prestazioni, capillarità dei servizi, investimenti sulla qualità, adeguato rapporto tra personale e numero assistiti, capacità produttiva tesa allo smaltimento delle liste d’attesa) strettamente ed ampiamente legato alle capacità di produzione, alla “robustezza” del soggetto partecipante .

Pare utile rimarcare ulteriormente, a questo punto della narrazione, come la direttiva Bolkestein di cui la legge italiana del 2022 recepisce i principi, aveva espressamente escluso la sanità dai suoi ambiti di applicazione.

Ciò poiché il legislatore europeo riteneva assolutamente preponderante il diritto alla salute (riconosciuto dall’art.32 della Costituzione Italiana) rispetto alle logiche della concorrenza e del libero mercato e quindi con esse non compatibile.

Al di là della considerazione appena esposta correlata con l’esclusione, da parte della Unione Europea, della sanità dagli ambiti di applicazione della direttiva (che pure dovrebbe stimolare qualche riflessione sulla scelta fatta dal Governo Italiano di quel tempo) nel proseguire la narrazione, riesce immediatamente evidente, per chi scrive, rifarsi alle seguenti ponderazioni:

• La liberalizzazione del mercato, in uno con l’inserimento di un sistema premiale “storico” favorisce le grandi multinazionali consentendo loro una penetrazione sul mercato ad oggi appannaggio delle micro piccole e medie imprese.

• La creazione di un oligopolio di grosse concentrazioni imprenditoriali a discapito delle micro piccole e medie imprese, che costituiscono il tessuto sociale e produttivo dei territori, porta alla creazione di una barriera d’ingresso, alla compressione della libera ed equa concorrenza, con la conseguente mortificazione del mercato.

• Il trasferimento di ricchezza dai territori di produzione ai territori diversi con il correlato drastico impoverimento delle zone di prossimità.

• La desertificazione della offerta di prossimità e conseguente compressione della libertà di scelta del cittadino.

• La contrazione dei investimenti in quanto non compatibili con i tempi di ammortamento ove, come nel caso, non rapportabili a tempi certi del mantenimento della gestione del servizio.

• La polverizzazione di un macro, diffusissimo, preponderante, sistema di rete (delle micro piccole e medie imprese in Sicilia nel solo settore socio sanitario in numero di circa 3.000) che fa la differenza, all’interno del macro sistema Italia.

Tutto bene?! Occorre subito ricordare che ad oggi le micro piccole e medie imprese costituiscono uno dei tratti identitari della Nazione, ne sono il carattere distintivo, ne determinano la bilancia dei pagamenti. Da ciò il mio invito pressante a una riflessione e ad una mobilitazione, civile, che vuole e deve essere soprattutto di pensiero; tesa cioè ad emendare il percorso, ancora tutto da definire, del contesto normativo.

Mira a questo sostanzialmente il talk organizzato a Palermo presso la sala Terrasi della Camera di Commercio. Il confronto, previsto per mercoledì 4 marzo alle 11.00 verrà protagonisti oltre a Confcommercio Salute, il comparto regionale sociosanitario di Confindustria Sicilia, l’ARIS Sicilia, la federazione sanitaria di ASSO, il consorzio regionale CIMEST.

Luigi Marano è Presidente regionale di Conf Salute e Coordinatore regionale Dipartimento Salute Confcommercio Sicilia