Fra due giorni a mezzanotte si chiude il calciomercato invernale, l’unica faccenda di separazione di carriere tra brocchi e campioni che agli italiani interessi davvero. E Urbano Cairo, uomo di calcio tanto quanto di editoria, l’ultima finestra non la lascia chiudere invano. Vengono al dunque come cambiali i prestiti con diritto di riscatto come piani quinquennali, e chi ha dato ha dato. Gli informati di calciomercato hanno preso nota che deve essere arrivato a fine prestito, nella squadra giornalisti di Cairo, il contratto di Roberto Saviano, giunto in via Solferino nel gennaio del 2021. Poche presenze, non tantissimi gol, sull’ingaggio non è elegante strologare; ma insomma l’opzione di diritto di riscatto non è stata esercitata. Da ieri Saviano è tornato a firmare articoli di peso per la vecchia squadra, quella di Repubblica. Spalla in prima pagina, “Le idee”. Foto nel tondo, grinta da bomber che ha appena fatto gol. Il primo gol della stagione 2026 è un ritorno allo schema conosciuto, ma con la variante del momento: “Al referendum il sì indebolisce la lotta alle mafie”. La riforma Nordio è come il mantello di Voldemort, maledizione che copre tutto, il Sì è responsabile di ogni nefandezza. La separazione delle carriere indebolisce la lotta alle mafie, ma potrebbe anche essere responsabile del cambiamento climatico, e perché no della caduta dei capelli. Narrate, o sostenitori del Csm unico, la vostra storia. Peccato che, come spesso con Saviano, gran talento della narrazione di mondi in cui tutto è mafia, crimine finanziario, sistemi opachi e collusioni occulte, la sua tesi allarmistica coincida con la sua enunciazione, e lì si fermi. “Il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere ha quale posta in gioco non solo l’assetto e l’indipendenza della magistratura, ma la tenuta della nostra antimafia”. Da lì si apre, nell’articolo, una serie di considerazioni che Saviano considera forse autoevidenti, ma non hanno invece base fattuale. Continua su ilfoglio.it


