Evviva, Schifani ha finalmente scoperto che la disputa sulla rielezione è stucchevole. Noi, questo giornale e chi vi scrive, lo diciamo da un pezzo. E per questo passiamo per nemici non solo dell’attuale presidente della Regione, ma anche della contentezza. Perché pensiamo che si debba governare finché si può dal momento che si è stati eletti. E non sfogliare la margherita della ricandidatura, chiamando a testimoni e protagonisti gli zii di Sicilia. Adesso finalmente concordiamo.
Inutile oggi, a distanza di un anno, porsi il quesito se è necessario o almeno opportuno riconfermare un presidente ultrasettantenne che ha svolto compiti prestigiosi ma senza mai assumere prima ruoli amministrativi diretti. È stato impegnativo misurarsi con una regione che negli anni ha visto diminuire la sua capacità di incidere su una società scontenta e in ritardo. Dalla quale i giovani più preparati vanno scappando. Mentre aumentano coloro che non sono né al lavoro né in formazione. Una situazione divenuta negli ultimi trent’anni sempre più complessa e difficile. Che avrebbe bisogno di idee robuste e di grande coerenza nel cercare di realizzarle.
E che poco si giova di strumenti palliativi come le mance e i benefici individuali; che però sembrano ormai l’unica risorsa di chi dimostra di avere orizzonti limitati. E che perciò confida in misure personali più efficaci e sicuramente più recenti di quegli investimenti infrastrutturali che si protraggono nel tempo. E che quando si realizzano, se mai lo fanno, sono ormai troppo distanti perfino dal ricordo degli elettori. Meglio perciò contentare qualuno, ristorarlo, consolarlo, proteggerlo, perfino coccolarlo subito, piuttosto che confidare nella riconoscenza per beni pubblici che verranno troppo avanti. Che quindi assai difficilmente si concretizzeranno in riconoscenti consensi elettorali.
Una classe dirigente venuta dal nulla e che pochi meriti culturali e politici può esibire per farsi ricordare, preferisce di gran lunga le mance alle riforme. E spesso non dispone di strutture amministrative in grado di programmare e di indirizzare. Che dovrebbe perciò inventare e riformare applicandovi ogni energia. Senza lo strumento amministrativo ogni intenzione anche lodevole viene frustrata. E come si sono aggiustati i conti, cosa di cui va dato merito, così bisogna fare col territorio, l’ambiente, le infrastrutture, la qualità della vita urbana e rurale.
Invece si ripiega sul possibile, sull’immediato in un clima incerto e confuso. Che confida solo sulla generosità sparsa a spese dell’erario. Sulla distribuzione di risorse individuali a scapito del bene comune. Così il tempo, passa fra discussioni accese sulla distribuzione del potere e valutazioni sulle carriere. Con poca applicazione ai programmi e molta alle persone da impiegare. Sulla cui scelta ora gravano impietosi commenti al netto della ineludibile presunzione di innocenza.
Così quando la paura di un giudizio popolare troppo sollecitato dalle inchieste consiglia il cambiamento, si resiste affermando la propria limpidezza etica. Che in verità finora nessuno ha messo in discussione. E si afferma che si vuole onorare il mandato ricevuto fino alla fine. Giusto e ci aspettiamo che dunque si guardi al quia, ai doveri molteplici e solenni che incombono su chi governa, in un tempo sempre più aspro.
E che si smetta di partecipare alla discussione sul seguito anche se si è stati i primi a provocarla, dando prova di incertezza. E ci si concentri sulle tante cose da fare. Per onorare impegni e progetti. Che talora sembrano svanire nella inconcludente dialettica su riconferme e dintorni.
Grati per la ritrovata franchezza speriamo davvero che si riesca a governare un presente tanto inquieto. Vedremo ben presto se sarà possibile andare avanti senza risentimenti e senza alzate di ingegno. A tempo debito si penserà a chi candidare per farlo eleggere e con quale contorno di uomini e idee. Non ignorando il rischio di possibili rigetti. E di rotture che sembrano incombenti. Inutile rimpiangere passate glorie nelle ansie attuali, mentre magari si negoziano compensazioni. Hic roda.


