Le tasse si pagano, ci mancherebbe altro. Solo che oltre le tasse ci sono in Italia le gabelle, i balzelli, le accise; e c’è soprattutto un insopportabile “pizzo di Stato” che va sotto il nome di canone Rai. Ammonta, per il 2026, a una cifra che sa di strozzinaggio – 407,95 euro – ed è stato spedito in questi giorni, sotto forma di cartella esattoriale, ai titolari di tutte le società. Si tratta di uno scippo organizzato in nome della legge e messo a segno da un’azienda che, nonostante la valanga di denaro pubblico e gli introiti milionari che arrivano dalla pubblicità, non sempre riesce a tenere testa alla concorrenza di Mediaset, le cui reti vengono amministrate con maggiore oculatezza e spesso anche con maggiore fantasia. Si dirà: ma ai tempi di Netflix chi vede più la tv generalista? E’ vero. Intanto però bisogna pagare: la Rai, come il fisco, non perdona.

