Sudditi e ascari di Sicilia

In principio era il Ponte sullo Stretto: uno “scippo” da 1,3 miliardi a valere sui fondi di coesione, contro la previsione di un miliardo appena, che fece gridare Schifani allo scandalo (pochi giorni dopo il governatore avrebbe parlato di “errore di comunicazione” e archiviato allegramente il casus belli con Salvini). Ma adesso gli episodi si ripetono. A denunciare il definanziamento di un lotto dell’autostrada Siracusa-Gela, direttamente dalla Commissione Trasporti alla Camera, è il segretario del Partito Democratico, Anthony Barbagallo.

Piccola premessa obbligatoria: il 7 dicembre Schifani si è presentato a Modica in pompa magna, per inaugurare lo svincolo già in “pronto consegne” da alcuni mesi (la Cosedil ha ritardato in attesa di ricevere i pagamenti dello stato di avanzamento dei lavori). In quella sede, però, il governatore non affronta il vero tema: quanto altro tempo occorrerà per chiudere la Siracusa-Gela, che già viaggia con cinquant’anni di ritardo? Schifani elude il problema e nessuno, tranne pochi coraggiosi, glielo fanno notare. Fino all’epilogo di ieri, quando in mattinata arriva la batosta: “Il governo Meloni getta la maschera e in aula e dice no ai lavori di completamento della Modica-Scicli, un tratto fondamentale per la mobilità veicolare in Sicilia – dice Barbagallo -. Non solo infatti non finanza i nuovi lotti della Sr-Gela ma definanzia il lotto che avevamo finanziato col Pd al governo, con i ministri De Micheli e Giovannini, sulla spinta proveniente dai territori e un’azione sinergica del Partito”.

Il pezzo d’autostrada che si allunga per una manciata di chilometri nelle terre di Montalbano, rimane un sogno. E qui le complicità s’intrecciano: “Dal febbraio 2022, quasi due anni, i governi regionali guidati da Musumeci e Schifani non hanno mosso un dito e non sono stati in grado di appaltare l’opera – segnala il deputato del Pd -. Ecco l’esempio fulgido dell’inadeguatezza e dell’incapacità del centrodestra sia a livello regionale che nazionale.”. Il governo Meloni, nell’ambito della discussione in corso alla Camera sulla legge di Bilancio, ha fornito parere contrario ad un emendamento con cui si chiedeva di utilizzare i fondi FSC per finanziare opere infrastrutturali fondamentali per la Sicilia. “Questa – aggiunge Barbagallo – è una delle sconfitte più gravi a danno della Sicilia, che pagano tutti i siciliani. Con questo ulteriore atto viene confermato che il governo Meloni è evidentemente contro il Sud. E complimenti ai deputati di maggioranza eletti in Sicilia che hanno votato a favore del definanziamento dell’opera”.

I fondi di Sviluppo e Coesione, che dovrebbero coprire per oltre 6 miliardi la fame di sviluppo della Sicilia nella programmazione 2021-27, sono elargiti, con estrema cautela, dal ministro Fitto. Che da parte sua ha già giocato uno scherzetto a Schifani, decidendo di ritagliare una fetta del malloppo (1,3 miliardi, appunto) e destinarla alla realizzazione del Ponte sullo Stretto. Un prelievo forzoso apparso ingiustificato ai più, anche se il presidente della Regione, dopo essersi scagliato contro Salvini, ha ridimensionato il tiro. Guai agitare guerriglie contro i patrioti. Il “furto” ai danni della Sicilia, che si trova a dover co-finanziaria ob torto collo un’opera di cui non v’è certezza, ha preoccupato anche la Cgil. Un paio di giorni fa, in un report a tratti apocalittico, sono emersi numeri da brividi: “Ammontano a quasi 5 miliardi le risorse sottratte alla Sicilia dal governo Meloni. Questo nonostante la Sicilia non stia affatto bene, con indici di povertà e di disoccupazione elevati, infrastrutture e servizi carenti, settori fondamentali come la sanità in profonda crisi”.

Ma c’è davvero il rischio che qualcuno, dopo aver fatto man bassa di voti nell’Isola, si sia precipitato a Roma e abbia aderito al partito degli ascari? E’ possibile che il governo Meloni non abbia alcuna stima, oltre che dell’Isola, dei politici che la rappresentano? Eppure il presidente Schifani è stato un’invenzione di La Russa, che non ha mai negato il proprio rapporto con la terra natìa (che non si traduce soltanto in passerelle di devozione nella sua Paternò). Insomma, nell’ingranaggio – perfetto fino all’altro ieri – tra Roma e Palermo, qualcosa si è rotto. E tutto ciò dopo aver raggiunto un Accordo Stato-Regione che, a dispetto di un maggiore accantonamento per ripianare il disavanzo, ha portato in Sicilia risorse aggiuntive (300 milioni per chiudere la Finanziaria, attualmente in discussione a Sala d’Ercole) e la possibilità di tornare ad assumere.

Da ottobre, però, tutto sembra remare in direzione ostinatamente contraria. Schifani non ha avuto i “poteri speciali” in materia di rifiuti né ha margini d’intervento sulla Palermo-Catania, di cui doveva diventare commissario. I soldi sul Ponte sono stati “precettati” dal tandem Salvini-Fitto, e adesso i nuovi tagli all’autostrada: “Il governo taglia – ha detto il segretario generale della Cgil, Alfio Mannino – peraltro nel silenzio e con l’assenso del governo regionale, impegnato solo ad occupare spazi di potere. Il taglio di oltre 4,8 miliardi conferma che siamo in presenza di un governo che non guarda alla fragilità economica e sociale della Sicilia e del Mezzogiorno. Inoltre – aggiunge – se va in porto l’autonomia differenziata la Sicilia perderà un ulteriore miliardo e mezzo l’anno”.

Al momento saremmo fermi a 4,8 miliardi con i tagli al Pnrr, pari a più di 2,4 miliardi, in controtendenza con la situazione nazionale che vede crescere, con la revisione approvata dal Consiglio europeo, le risorse dell’1,73% (oltre 3 miliardi). A questi vanno sommati la decurtazione del Fondo di sviluppo e coesione per 1 miliardo e 400 milioni (originariamente destinati a infrastrutture, dissesto idrogeologico e interventi di coesione, e dirottati a finanziare il Ponte), e aggiunti il taglio al reddito di cittadinanza che non farà arrivare nell’Isola 614 milioni, e il mancato gettito fiscale pari a 150 milioni che lo Stato avrebbe dovuto trasferire alla Sicilia. Ci sono inoltre i 150 milioni in un triennio come risarcimento dei costi dell’insularità, previsti dal Def di aprile e scomparsi nella Finanziaria.

“Con le misure del governo, un gioco delle tre carte di segno antimeridionalista, avremo meno servizi, meno risorse per affrontare le emergenze sociali, le infrastrutture interne resteranno carenti, ci sarà più povertà in una regione che oggi a causa di disoccupazione e di lavoro povero soffre particolarmente il peso dell’inflazione e che presumibilmente vedrà la situazione peggiorare nel 2024”, dice Mannino. Ma c’è anche una questione di rapporti e di fiducia interistituzionale. Il piano d’investimenti di alcuni miliardi, sbandierato da Salvini poche settimane fa, faceva leva su alcuni interventi già previsti. Persino i 404 milioni per il raddoppio della ferrovia Palermo-Messina-Catania potrebbero incagliarsi nella rimodulazione dei fondi Fsc: Fitto ha previsto, infatti, di utilizzare per il Ponte anche 700 milioni “imputati alle Amministrazioni centrali” che avrebbero potuto finanziare il completamento di alcuni cantieri in Sicilia e Calabria. In tutto questo bisognerebbe vigilare anche sull’attuazione del Pnrr. A farlo, però, non dovrebbero essere soltanto le opposizioni. Ma i governi. Senza tentennamenti. Rischiando il “conflitto istituzionale”, se utile a difendere questa terra.

Alberto Paternò :

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