Polo industriale: Siracusa apre la crisi

Il Polo industriale di Siracusa non può diventare una nuova Ilva. E’ questo l’intendimento della Regione siciliana e di undici sindaci del Siracusano, che hanno sottoscritto un dossier da inviare al Ministero dello Sviluppo economico, a Roma, per vedersi riconosciuta l’Area di crisi industriale complessa. L’obiettivo è la riconversione energetica del sito, oggi spremuto dal prezzo dell’anidride carbonica (utile ad attivare i processi produttivi). Ma un aspetto non secondario, come rivelato da Musumeci, è “salvaguardare oltre settemila posti di lavoro e adeguare alle indicazioni comunitarie e nazionali questo sito che assicura un contributo importante al Pil regionale”. Circa mezzo punto.

Il dossier che fotografa la situazione dell’area produttiva è stato presentato questa mattina alla Camera di Commercio del Sud-Est, a Siracusa. All’incontro, oltre al presidente della Regione, hanno partecipato l’assessore regionale alle Attività produttive Mimmo Turano e il dirigente generale del dipartimento Attività produttive, Carmelo Frittitta. Presenti anche il prefetto di Siracusa, Giuseppa Scaduto, i rappresentanti dei Comuni dell’area, le associazioni datoriali e i sindacati. “Con la presentazione del dossier – ha aggiunto Musumeci – concludiamo un percorso e ne apriamo un altro, con il governo nazionale. La Regione Siciliana ha fatto la sua parte, con l’indispensabile collaborazione delle organizzazioni datoriali e di quelle sindacali, delle Istituzioni, della Camera di commercio, dell’Autorità portuale e delle aziende di tutte le dimensioni. Adesso sosterremo con forza a Roma questa esigenza, perché senza il riconoscimento e le conseguenti risorse finanziarie sarebbe difficile pensare di accompagnare il processo di riconversione e stimolare nuovi investimenti. La Sicilia ha le carte in regola per diventare la regione più verde d’Italia, anche grazie alla produzione d’idrogeno e di energie alternative e su questo abbiamo già ottenuto la necessaria attenzione dal ministro della Transizione ecologica. Il governo della Regione è pronto fare tutto il necessario, ma serve fare rete, anche con i Comuni”.

Il documento tecnico contiene una rappresentazione puntuale del contesto socio-economico e produttivo dell’area interessata e delle progettualità in fase di avvio. Una base su cui innestare il processo di transizione ecologica indispensabile per scongiurare una crisi occupazionale, sociale ed economica. Per riconvertire la produzione industriale del Polo, il cui valore aggiunto prodotto nel 2020 è stato pari a circa 700 milioni di euro e in cui operano 7.500 addetti fra diretti e indiretti, le principali imprese hanno predisposto un progetto da oltre 3 miliardi di investimento che punta ad avviare il processo di decarbonizzazione produttiva e di miglioramento dell’efficienza energetica.

“L’obiettivo comune – dice l’assessore Mimmo Turano – è superare questa situazione di crisi annunciata, ottenendo il riconoscimento di Area di crisi industriale complessa. La mancanza del supporto pubblico potrebbe determinare la chiusura anche di una sola unità produttiva del Polo, mettendo a rischio l’intero sistema produttivo di Siracusa. Gli effetti diretti e indiretti potrebbero avere ripercussioni devastanti sui livelli di occupazione, sul sistema di approvvigionamento e sul sistema produttivo”.

Quello di oggi è il secondo passaggio dell’iter tecnico che la Regione Siciliana ha avviato per ottenere il riconoscimento da parte del ministero. Riconoscimento già ottenuto, a maggio, per Gela e Termini Imerese. Il protocollo è stato sottoscritto dalle aziende interessate (Isab srl – Gruppo Lukoil, Sonatrach Raffineria Italiana srl, Sasol Italy spa, Versalis spa, Eeg srl, Air Liquide Italia spa), ma anche da Confindustria Sicilia, dall’Autorità di sistema portuale del mare Sicilia orientale, dalla Camera di commercio del Sud Est Sicilia, dai rappresentati dei comuni di Augusta, Avola, Canicattini Bagni, Cassaro, Ferla, Floridia, Melilli, Priolo Gargallo, Siracusa, Solarino e Sortino e dalle rappresentanze sindacali regionali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

Enrico Ciuni :

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