Bufera sull’ordinanza di Musumeci

A eseguire i tamponi, anche in Sicilia, sono strutture pubbliche e private. Il prezzo, nonostante le regole, oscilla

L’ultima ordinanza di Musumeci sull’istituzione della “zona arancione”, non poteva non essere accompagnata da polemiche. In primis quella di presidi e genitori, che si ritrovano con le scuole superiori chiuse per “motivi di cautela”, nonostante la riapertura fosse programmata – ormai – da settimane. E poi quella dei medici di base. Scorrendo l’ultimo provvedimento del governatore, in vigore da oggi, si legge che “i Medici di medicina generale e i Pediatri di libera scelta supportano le Asp nella gestione dei pazienti Covid-19 effettuando i tamponi antigenici rapidi o altri test a specifiche categorie. Inoltre dispongono il periodo di inizio e fine isolamento sia per i soggetti positivi al Covid-19 sia per i contatti stretti di casi confermati”. Si tratta di una doppia mansione che è prevista dagli accordi di novembre, ma che è sempre rimasta inattuata.

La Regione, sperando di sopperire alle lungaggini delle Usca – spesso i contagiati sono costretti a rimanere a casa in attesa del tampone “decisivo” o del certificato di fine quarantena – ha deciso di fare sponda su medici di base e pediatri di libera scelta che, però, non sarebbero pronti a sobbarcarsi un tale impegno. Lo ha spiegato Luigi Galvano, segretario provinciale della Fimmg (federazione italiana dei medici di medicina generale) di Palermo, al Giornale di Sicilia: “Gli accordi di novembre nono sono mai stati attuati perché l’Asp avrebbe dovuto mettere a disposizione locali sicuri, in cui effettuare i test a pazienti convocati da noi”, ma “nessun locale pubblico è stato individuato e per questo motivo a fare i test sono stati appena una quindicina di medici sui mille della provincia”. Ma un bug riguarda pure l’”imposizione” della quarantena: “Sono provvedimenti che noi non siamo tenuti ad emettere – spiega Galvano -. Noi possiamo fare solo tamponi rapidi che hanno una attendibilità relativa. Come possiamo costringere qualcuno a non uscire di casa senza un tampone molecolare?”.

Una situazione che rischia di generare cortocircuiti a raffica. Un’ordinanza, però, è sempre un’ordinanza, e bisogna rispettarla. Anche se la Fimmg annuncia che “contatteremo i nostri legali per individuare i limiti della nostra azione e poi ne daremo comunicazione alla Regione”. Inoltre, il governo avrebbe firmato questa ordinanza “senza comunicarci nulla. Abbiamo appreso tutto a cose fatte”. Eppure dalla diagnostica – tampone, tracciamento, quarantena – dipende gran parte delle fortune dell’Isola nella prossima classificazione del rischio. Musumeci spera di ottenere la “zona gialla” in tempo utile per San Valentino. Ma senza mettere a posto la parte operativa del reparto di “prevenzione”, il quadro rischia di rovesciarsi in qualsiasi momento.

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