Il Ponte sullo Stretto divenne un tunnel

La bulimia mediatica generata dalla pandemia, e la ricerca di un tema che c’entrasse poco con il Covid ma tanto con la ripartenza, ha partorito un topolino: il Ponte sullo Stretto. Argomento buono per tutte le stagioni e ritirato fuori all’improvviso, non si sa bene da chi, durante i mesi del Coronavirus. Un paio di giorni fa il governo della Regione c’è rimasto male, però, nell’apprendere che il premier Conte – anche lui un’ “aperturista” – non se l’è filato nel piano di investimenti strategici (fatto di 130 opere) allegato al Dl Semplificazioni. Ma anche l’assessore Armao, che avrebbe voluto dedicarci un capitolo nell’ultimo Documento di economia e finanza, si è limitato a citarlo nella prefazione, disquisendo del gap infrastrutturale col resto del Paese, che “la crisi economica post-pandemica, in assenza di correttivi, a partire da opere di rilevanza strategica come il Ponte sullo Stretto, accentuerà pesantemente”. Stop.

La storia del Ponte resta confinata alle belle parole e ai buoni propositi – l’Assemblea regionale ha approvato una mozione sulla fiscalità di vantaggio, inserendolo fra le priorità – o ai contenziosi giudiziari ancora in essere, come quello di Eurolink, il gruppo del costruttore Salini, che ha intentato una causa multimilionaria con lo Stato dopo che il governo Monti stroncò il progetto.

Eppure, la grande opera, da circa tre mesi, occupa (di nuovo) i nostri pensieri quotidiani. Da destra a sinistra, passando per i Cinque Stelle. Tutti ne parlano. C’è chi prova a calarlo nella realtà delle cose, denominandolo “collegamento stabile fra la Calabria e la Sicilia” e ritenendolo propedeutico all’attivazione dell’alta velocità ferroviaria, che pure Conte vorrebbe avviare senza Ponte (scusate il bisticcio). E c’è chi, come il viceministro per le Infrastrutture – il grillino Giancarlo Cancelleri – vorrebbe calarlo addirittura nel mare. “Più che il Ponte sullo Stretto, che ritengo ingegneristicamente irrealizzabile – ha spiegato l’ex vicepresidente dell’Ars – si potrebbe realizzare un tunnel sotto il mare. Mi stanno preparando una relazione che sottoporrò al premier Conte. Se riduciamo tutto al solito ‘Ponte sì, Ponte no’, io non ci sto, anzi dico subito che sono contro”. A parole lo vorrebbero tutti (persino il ministro del Pd, Dario Franceschini, ha abbozzato un “via libera”), ma nei fatti sono in pochi a prenderlo sul serio. Tra cui i siciliani, che alle favole hanno smesso di credere da un pezzo.

Paolo Mandarà :Giovane siciliano di ampie speranze

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