Una manovra di farse e guerre

Claudio Fava, deputato dei Cento Passi, è il presidente della commissione regionale Antimafia a palazzo dei Normanni

Sembra di essere al Pronto soccorso in codice giallo. La Finanziaria non è ancora arrivata all’esame dell’aula. Lo slittamento a lunedì della Commissione bilancio, in cui saranno esaminati gli emendamenti alla Legge di Stabilità dopo le ultime variazioni imposte dalla Corte dei Conti, sarà il passaggio propedeutico alla presentazione del testo a Sala d’Ercole. Tutto lascia pensare (e presupporre) che solo un miracolo potrebbe impedire la proroga dell’esercizio provvisorio. Le modifiche al testo, quelle proposte fin qui, sono circa un migliaio. Molte arrivano dai banchi della maggioranza. Sintomo che le ricerca della mancia, del contentino dell’ultimo minuto, della pretesa mascherata da ricatto non appartiene al passato ma al presente: “E questo porta, di fatto, a una paralisi – spiega Claudio Fava, deputato dei Cento Passi e presidente della Commissione Antimafia – C’è chi pretende che la Finanziaria diventi un bancomat per assolvere, alleviare o assecondare richieste e fa dipendere da questa disponibilità il proprio buonumore e il proprio voto a favore; c’è chi la ritiene utile per dare un segnale di esistenza in vita al proprio collegio o al proprio territorio. Il Bilancio è sempre un campo di battaglia, che un governo con una maggioranza solida e alcune idee – poche ma chiare – può condurre in porto. Ma se mancano idee chiare e maggioranza, crescono gli appetiti e la manovra economica diventa un terreno di scontro che lascia sul campo morti, feriti e disoccupati”.

E’ questo il caso?

“Non c’è una coalizione di governo che sia capace di sostenere questa giunta e non c’è una maggioranza alla quale questa giunta si possa rivolgere. La Finanziaria, che anzitutto è una legge di spesa, è il momento più sensibile e più permeabile alle attese, alle tensioni, alle pretese. Da qui la paralisi di cui le dicevo prima”.

Il Pd ha chiesto la proroga – responsabile – dell’esercizio provvisorio. E’ d’accordo?

“Queste sono valutazioni che spettano al governo. Se ogni giorno si deve scoprire un arcano, una nuova sfumatura dei debiti pregressi e bisogna inventarsi un “prelievo tecnico”, forse è meglio riparlarne tra un mese”.

Ci si è messa anche la Corte dei Conti, che ha certificato un disavanzo di spesa di 2 miliardi. La prima rata, di oltre 50 milioni, andrà a gravare su questa Legge di Stabilità. Il governo, così, ha messo mano al fondo pensioni e Tfr per i regionali. Si tratta di un episodio grave?

“La prima gravità è che si mettono le mani nelle tasche dei siciliani e si decide di sanare una situazione debitoria recuperando i soldi dal Tfr dei dipendenti, che è destinato a garanzie e spese sociali. Di per sé, una cosa irrituale e inaccettabile. La seconda è che tutto può essere mascherato dal “prelievo tecnico”. E’ come lo sceriffo di Nottingham che spreme i propri sudditi come limoni, fino all’ultimo centesimo, raccontandolo come un dovere di lealtà nei confronti di sua maestà. Un prelievo di questo tipo non è mai tecnico, ma politico”.

Lei ha parlato di un taglio ai diritti.

“E’ una scelta politica grave perché si rivolge a una voce di spesa abbastanza indifesa. Non farà scendere in campo plotoni di disoccupati, ma penalizza la capacità di avere un anticipo sul Tfr per l’acquisto della prima casa o altre cose per cui è previsto. E’ una castrazione di rimedi e risorse per spese sociali”.

La scure si è abbattuta anche sulle associazioni e le fondazioni anti-racket.

“Su questo e altri temi credo ci sia una vocazione antica a risolvere tutto in termini di affinità, amicizia, relazioni personali, rapporti consolidati. Invece che avere un approccio il più possibile razionale e oggettivo. Abbiamo messo una pezza in V Commissione facendo in modo che queste associazioni storiche, perché costituite con legge della regione siciliana, potessero non fallire miseramente dopo un anno e mezzo di attività che oggi viene ripagato con un decimo di quello che ha rappresentato. E’ stata una pezza, ma adesso occorre una riforma strutturale”.

Se ne farà carico la Commissione Antimafia?

“Proporrò io stesso un disegno di legge che preveda che tutte le associazioni e le fondazioni che si occupano di legalità possano iscriversi a un albo e che i progetti siano valutati senza discrezionalità, ma con criteri precisi stabiliti da un regolamento e da una commissione che decida quali somme stanziare per ciascuna di esse. E buona parte dei fondi devono arrivare prima dell’attività e non dopo, a bilancio consuntivo e a spese già affrontate. Il lavoro di molte di queste associazioni ha una sua oggettiva utilità, una funzione di supplenza per arrivare laddove altre istituzioni non riescono o non possono. A meno che non pensiamo di affidare la costruzione di un senso civico sui temi della legalità e della lotta alla mafia soltanto ai tribunali e alle sentenze… Secondo me sarebbe sbagliato”.

Ci sarebbe spazio solo per gli enti già collaudati o anche per qualche nuova associazione?

“Penso che un’associazione nuova, non storica, che non sia legata necessariamente all’eredità morale di uno dei nostri morti, ma anche a nuove sensibilità, magari una cooperativa di ragazzi di vent’anni, capaci di avere nuovi linguaggi, nuove forme di aggregazione e di proposta, meriti di essere presa in considerazione come quelle storiche. Occorre cambiare, modificare, adeguare e aggiornare i propri strumenti di lettura e di contrasto. Non sempre chi ha fatto questo lavoro per trent’anni è ancora in condizione di farlo. Parlo della mia generazione e di chi ha trent’anni meno di me, che ha un approccio più pragmatico, diverso, della realtà e dei modi con cui affrontare la cultura del consenso mafioso. Anche loro devono poter fare un contributo”.

Ha ravvisato altri tagli importanti in questa Finanziaria? Qualche giorno fa ha parlato di cultura.

“Sembra che questa manovra racconti l’assenza di un’idea complessiva sul governo della Regione che non sia pura gestione. Ritrovare all’inizio della Finanziaria il contentino ai pensionati che si trasferiscono in Sicilia e che pagheranno meno tasse, come quelli che vanno a vivere in Portogallo, è tra la parodia e la farsa. Credere che si risolvano i destini della Sicilia, del suo dissesto economico, della sua marginalità sociale, perché offriamo a qualche pensionato del Veneto e del Piemonte la possibilità di venire in Sicilia e pagare meno tasse, avendo ogni mese e ogni anno la perdita secca di ventimila ragazzi che vanno a studiare altrove, è tra la farsa e la commedia, con qualche punta di tragedia”.

C’è così poca attenzione per il mondo dei giovani?

“Credo che la questione non è tanto come attirare il pensionato, ma come conservare le risorse umane. Non parlo dei ragazzi che emigrano per cercare lavoro, ma di quelli che lo fanno ancor prima di cercare lavoro. Di quelli che vanno via per trovare una formazione, una condizione, una collocazione di vita che può essere offerta più facilmente che in Sicilia. E’ di questo che dobbiamo occuparci. Finalmente, dopo decine di anni, abbiamo messo mano a una legge organica sul diritto allo studio”.

Le riforme strutturali, però, sono ancora ferme al palo. Potrebbe un nuovo patto di governo fra Musumeci e i 5 Stelle risultare decisivo per sbloccare qualcosa?

“Credo che questa legislatura sia fondata su un equivoco tragico: da una parte Musumeci è convinto di potere fabbricare delle maggioranze a tavolino senza mai verificarle in aula, rimandando questo appuntamento con la politica di mese in mese. Per cui, di fatto, è un governo che gestisce l’ordinaria amministrazione e l’ordinaria spesa, ma che non è stato capace di affrontare una sola delle riforme strutturali promesse in campagna elettorale. Dall’altra parte c’è un pezzo significativo dell’opposizione, come il Movimento 5 Stelle, che continua ad ammiccare al governo con questa proposta che io considero abbastanza irrituale e di straordinaria ingenuità da parte di Cancelleri: ossia il governo tecnico”.

Perché la reputa ingenua?

“Solo una straordinaria ingenuità può far pensare che la Sicilia possa essere governata da un governo tecnico. Questa è una terra di contraddizioni talmente alte, profonde e gravi che ha bisogno di risposte politiche e non tecniche. Non può essere amministrata da un commercialista o da un amministratore di condominio. Va amministrata con il sentimento, la concretezza e la capacità di sfida di chi individua quali sono i punti dolenti, propone alcune riforme complessive e le porta avanti partendo da una visione politica. L’idea di governo tecnico è una versione 2.0 di quello che negli anni si è sempre chiamato inciucio”.

Ultima nota a margine. Salvini, per cui il Tribunale dei Ministri di Catania ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere, come dovrebbe comportarsi rispetto alle accuse che gli sono mosse per il caso Diciotti?

“Da gentiluomo, presentando le proprie ragioni e le proprie argomentazioni davanti a un magistrato e accettando di essere processato alla pari di qualunque altro cittadino della Repubblica italiana. La sua condizione di ministro, e la procedura particolare che essa prevede, deve garantire l’autonomia e non l’immunità. Salvini può passare da ministro gentiluomo, sia pure di idee abissalmente diverse da chi le sta parlando, oppure da egregio rappresentante della vita politica che si nasconde tra le righe dei privilegi. Il passo è breve, deciderà lui se farlo”.

Paolo Mandarà :Giovane siciliano di ampie speranze

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie