In Forza Italia il suono più assordante è sempre lo stesso: il silenzio. Quello dei “murati vivi” che da mesi si trincerano dietro Schifani e quello, ancora più significativo, di Antonio Tajani, che non ha proferito verbo neppure dopo l’incursione di Matteo Salvini sul candidato in Sicilia. “La Lega ci terrebbe a dare un consiglio”, si è lasciato scappare (?) il segretario del Carroccio, offrendo un assist a FdI sulla Lombardia. Ma l’altro vicepremier, da sempre tangente rispetto ai disastri siciliani, ha preferito glissare: neppure una parola di consolazione per Schifani.
Solo che, mentre il silenzio continua, il partito comincia a muoversi sotto traccia. E i primi segnali arrivano da chi non ha mai digerito la gestione del coordinatore Marcello Caruso (peraltro, l’unico a esporsi in favore del presidente di fronte all’intemerata leghista). Non è un caso che chi aprì la crepa, mesi fa, fu Marco Falcone, in un’intervista a Repubblica che oggi suona profetica: «Oggi a Forza Italia Sicilia mancano la visione, il progetto, la caratura – disse l’europarlamentare -. Caruso può essere un buon funzionario di partito, ma non è un leader. Lo sa lui, lo sanno gli organi nazionali del partito, lo sanno tutti». Una stoccata chirurgica.
L’unico, adesso, a rompere davvero la consegna del silenzio è Tommaso Calderone. Prima a voce, con una serie di affondi sulla gestione regionale; poi con una lettera riservata indirizzata a Renato Schifani e finita nelle mani di Accursio Sabella del quotidiano ‘La Sicilia’. È un documento che pesa, perché mette nel mirino l’assessora alla Salute Daniela Faraoni e, indirettamente, la fiducia mal riposta del governatore. Calderone richiama gli atti d’indagine della Procura di Palermo e un incontro del 29 maggio 2024 a casa di Totò Cuffaro. Da cui emerge che Faraoni, allora commissaria dell’Asp di Palermo, «si sarebbe recata presso l’abitazione dell’onorevole Salvatore Cuffaro… circostanza tale da far presumere un rapporto di possibile sudditanza, elemento di evidente gravità». E aggiunge che, nel corso della visita – in cui si sarebbe parlato anche del concorso “pilotato” per Oss a Villa Sofia – la Faraoni «si sarebbe trattenuta in una approfondita interlocuzione concernente tematiche legate alla gestione della Sanità, con un possibile intento di pianificazione».
Per questo, Calderone chiede a Schifani di valutare se «ritenga ancora opportuno» che continui a ricoprire l’incarico, vista la necessità di «autonomia, trasparenza e piena terzietà». Ma chi dice a Calderone che il miglior alleato di Cuffaro, nonché uno dei pochi ispiratori delle sue politiche di governo, nei primi tre anni della legislatura è stato proprio Schifani? Il deputato messinese – che già in passato aveva proposto un protocollo per regolamentare i rapporti fra politici e manager della sanità – ha approfittato della querelle con Salvini, per ribadire il proprio pensiero scevro da condizionamenti. Ribadendo i motivi che hanno condotto Schifani a un triste y solitario final: “Non è normale né che ci siano due tecnici in giunta né che il coordinatore regionale del partito sia il suo segretario particolare. Nel marzo del 2023 – continua Calderone – Berlusconi in persona mi chiamò per propormi come coordinatore siciliano, Schifani raccolse le firme dei deputati regionali per imporre Caruso. Da allora il partito in Sicilia non si è mai riunito. Per questo oggi è a pezzi”.
Lo stesso Calderone, oggi a capo della commissione bicamerale per l’Insularità, potrebbe essere tra i protagonisti dell’appuntamento organizzato da Roberto Occhiuto, governatore della Calabria, a Palazzo Grazioli il prossimo 17 dicembre. L’evento, intitolato “In libertà”, starebbe preparando il terreno per la nascita di una corrente interna a FI con la benedizione di Marina Berlusconi. Tra gli invitati figurano gli oppositori interni dell’attuale gestione siciliana: Calderone, Giorgio Mulè e Matilde Siracusano (la compagna). Lo stesso Occhiuto, già rivale di Schifani per la vicesegreteria nazionale (fu proprio lui a spuntarla), oggi rappresenta un elemento di disturbo.
Il governatore siciliana, raccontano, non l’avrebbe presa bene. Si sente accerchiato. Nessuno, né dentro né fuori Forza Italia, si sente di rassicurarlo sul proprio futuro politico. Persino Micciché, nemico giurato fino a qualche tempo fa, oggi con Lombardo in Grande Sicilia, ha invocato i piani alti: “Tajani deve intervenire… e dire chiaramente che sarà lui il candidato e che la Sicilia non si tocca”. E così, mentre Salvini fiuta una debolezza da sfruttare e Occhiuto organizza la conta, quello che dovrebbe essere il partito del governatore è smembrato e sempre più distante dalle posizioni stesse del suo leader. L’unica certezza è che Caruso e Faraoni – un assessore perennemente sulla graticola per una manifesta incapacità gestionale – non sembrano avere gli strumenti per salvarlo da una fine ingloriosa. Né Fratelli d’Italia venderà l’anima al diavolo per concedere la scena a colui che deve ancora rimuovere Iacolino…


