In questo gennaio la parola magica è “rimpasto”. Schifani ci pensa, ci ripensa, poi ritratta: e, notizia delle ultime ore, sarebbe pronto a concedere la grazia parziale alla Democrazia Cristiana, riconsegnando uno dei due assessorati al partito depurato dalla presenza di Totò Cuffaro. Un partito – per inciso – nel bel mezzo di un caos organizzativo, con la rimozione del segretario regionale Cirillo (per una gestione dei bilanci ritenuta “allegra”) e un congresso nazionale impantanato.
Ma non è l’unica mossa del governatore: in attesa che torni a ripopolarsi Palazzo dei Normanni dopo la lunga pausa natalizia, Schifani ha riaperto una trattativa con l’ala oltranzista di Forza Italia, capeggiata da Marco Falcone, tornando a promettere un posto in giunta che fin qui è stato sempre negato. Gioco del destino vuole che l’indicazione ricada su Giovanni La Via, che lo stesso Falcone aveva indicato come suo papabile successore dopo l’elezione al Parlamento europeo nel maggio ‘24. Ai tempi La Via non andava bene. E oggi?
In questa confusione, la legislatura procede senza squilli, se non fosse per le indagini della magistratura sui patrioti di Fratelli d’Italia (l’assessore al Turismo, Elvira Amata, è in attesa di conoscere il suo destino: su di lei pende la richiesta di rinvio a giudizio). Il partito della premier ha già pronte due soluzioni per uscire dalla palude: piazzare la senatrice Ella Bucalo in una delle caselle vuote (oltre al Turismo si libererebbero i Beni culturali per l’elezione di Scarpinato al Senato) e – udite udite – conquistare il dorato mondo della Sanità. A pagarne le conseguenze potrebbe essere Daniela Faraoni, che ieri si è spinta fino a Monreale, proprio in compagnia di Schifani, a decantare i numeri del Pnrr siciliano e inaugurare la nuova Casa della Comunità.
Ma fra le tante bizzarrie di questo rimpasto, l’ultima le supera tutte: concedere un perdono parziale alla Dc, oltre a non avere un senso logico (Schifani denunciò le pratiche del sistema-partito, arrivando a revocare Messina e Albano), porta con sé due possibili letture. La prima è garantire la permanenza dei democristiani nelle file della maggioranza: va bene il moralismo a doppia mandata, ma “perdere” il controllo di sette deputati non si rivelerebbe un grande affare. La seconda è strizzare un occhio anche al fondatore del Mpa, Raffaele Lombardo, che non ha mai risparmiato critiche e proposto correttivi rispetto a un’azione di governo poco incisiva. L’ultima richiesta di Lombardo, rispedita al mittente, riguardava l’azzeramento della giunta.
Forse all’ex governatore di Grammichele basterebbe riportare alla Sanità il magistrato Massimo Russo, ma – in fondo in fondo – anche Laura Abbadessa, moglie del magistrato, sarebbe un nome spendibile per ricoprire una delle caselle lasciate vuote dalla Dc. Non sfugga, però, che Abbadessa è rimasta presidente della Democrazia Cristiana nonostante le dichiarazioni di Cuffaro intercettate dalla Procura di Palermo: “Ma se no sai… io sai che faccio ora? – diceva a un amico – faccio presidente del partito la moglie di OMISSIS… una che si chiama OMISSIS… moglie del OMISSIS…”. Chiaro il riferimento a Russo e alla moglie, poi diventata presidente per acclamazione. Una figura che, probabilmente, avrebbe messo il partito al riparo da eventuali gogne. “Non lo conoscevo personalmente – ha detto Abbadessa dopo l’intercettazione pubblicata dai giornali – ma, come tutti, conoscevo le gravi vicende che lo hanno riguardato. Ho creduto che i trascorsi di un politico come lui, che ha patito la sofferenza del carcere e ha conosciuto l’errore e la caduta, costituissero la migliore garanzia per non tornare a sbagliare. Rivendico il diritto all’ingenuità”.
Ma Schifani ingenuo non è e, unendo i puntini, otterrebbe in un colpo solo due risultati: conservare buoni rapporti di vicinato con Lombardo e non perdere del tutto la Dc. Anche perché, parlando di Democrazia Cristiana, è crollata anche l’ipotesi di promuovere il deputato Ignazio Abbate, che ieri è stato raggiunto da un avviso di conclusione indagini della Procura di Ragusa: l’episodio riguarda una presunta truffa sugli indennizzi per il maltempo e risale al 2021, quando Abbate era ancora sindaco di Modica (la città della Contea, dopo il suo addio, ha dovuto dichiarare il dissesto economico: ma questa è un’altra storia). Abbate sembrava sul punto di poter diventare assessore, magari attraverso la scorciatoia di un passaggio a Forza Italia. Avrebbe potuto sfruttare la sua enorme rete di relazioni per arrivare al prestigioso traguardo, e invece anche stavolta non è aria.
In Forza Italia, anche se non è mai andata via del tutto, potrebbe infine risplendere la luce del professore Giovanni La Via. Ex parlamentare europeo, appartiene all’archeologia berlusconiana di Angelino Alfano, ex delfino del Cav.; ed è già stato assessore all’Agricoltura – altra casualità – del secondo governo Cuffaro. Ma soprattutto La Via era stata la proposta di Falcone come suo sostituto (all’Economia) dopo l’elezione a Strasburgo: Schifani disse no. Meglio il fedelissimo Dagnino.
Ora che i “murati vivi” sono tornati a premere sul governatore – anche per evitare inutili tensioni in vista della visita di Tajani e del prossimo congresso regionale, dove Caruso resta il candidato di punta – chissà che La Via non rappresenti quel compromesso al ribasso che aiuti i forzisti a scongiurare la crisi. A due tecnici, Faraoni e Dagnino, si aggiungerebbe un rappresentante dell’opposizione interna che, magari senza una delega di prestigio, potrebbe sopire qualche mal di pancia acclarato. Si tratterebbe comunque di un contentino, mentre la legislatura si appresta a entrare nell’ultimo anno e mezzo. Dare un segnale a Forza Italia, però, sembra davvero l’unico modo per provare a guadagnarsi un bis che nessuno degli alleati osa garantirgli. Schifani lo sa e ha messo in atto le grandi manovre.


