Il verbale reso il 9 giugno 2025 da Valeria Lo Turco, ex capo della segreteria particolare dell’assessora regionale al Turismo Elvira Amata, riporta al centro dell’inchiesta due vicende che, pur non figurando più formalmente nel capo di imputazione, continuano a interessare i magistrati: la casa in cui ha abitato l’assessora, di proprietà dell’imprenditrice Marcella Cannariato, e un regalo di valore ricevuto in ambito istituzionale.

Sentita come persona informata sui fatti dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria, Lo Turco descrive un rapporto di frequentazione abituale tra Amata e Cannariato, all’interno del quale si colloca l’utilizzo dell’immobile. Dalle intercettazioni – riportate da Live Sicilia – emerge che inizialmente l’ipotesi fosse quella di un’ospitalità gratuita, ritenuta però rischiosa sul piano mediatico. «Se io do ospitalità gratuita proprio all’assessora… i giornalisti di questo vanno a caccia…», diceva Cannariato. In un’altra conversazione aggiungeva: «Lei pensava di non pagare niente».

Successivamente viene sottoscritto un contratto di locazione. Alcune mensilità arretrate, riferite al periodo compreso tra novembre 2023 e marzo 2024, sarebbero state pagate in contanti: «Cash, perché io il contratto non lo posso fare retroattivo», spiegava l’imprenditrice. Amata ha sempre sostenuto di avere pagato regolarmente al momento della fatturazione, escludendo qualsiasi scambio di favori.

Lo Turco conferma di aver abitato nello stesso immobile, con un contratto distinto da 500 euro mensili, ma precisa di non conoscere i dettagli degli accordi tra Amata e Cannariato: «Non sono a conoscenza se ha pagato gli arretrati… Cannariato non mi ha mai detto nulla al riguardo».

Nel verbale compare anche il riferimento a un regalo di valore. Alla domanda dei finanzieri su una collana d’oro, Lo Turco risponde di ricordare che l’assessora Amata le disse di averla ricevuta in dono da Antonella Ferrara per il suo compleanno. «Notai una bella collana di consistente valore», afferma, precisando di non conoscerne il prezzo esatto, «ma appariva in maniera evidente che si trattava di un pezzo di valore». Elementi che, messi insieme, confermano come le indagini che coinvolgono l’assessora non siano affatto chiuse, nonostante la Procura abbia già chiesto il rinvio a giudizio.