Da circa una settimana le basi militari statunitensi in Sicilia — in particolare Sigonella e la stazione satellitare Muos di Niscemi — sono in stato di massima allerta a causa della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Le due strutture, pur non ospitando operazioni di attacco diretto, stanno fornendo un supporto strategico alle operazioni militari in Medio Oriente. Tra il 25 e il 28 febbraio dalla base di Sigonella sono partiti droni ricognitori e aerei spia impiegati nelle fasi preparatorie dell’offensiva congiunta Usa-Israele.
Il Viminale ha definito le installazioni siciliane «obiettivi sensibili» e ha innalzato il livello di vigilanza. Il sindaco di Lentini, Rosario Lo Faro — su cui ricade parte del territorio della base — ha parlato di una tensione più forte rispetto al passato, sottolineando la presenza di centinaia di lavoratori locali impiegati nella struttura e il timore che Sigonella possa diventare una vera base operativa, esponendo il territorio a possibili ritorsioni.
Negli ultimi giorni è stato registrato anche un aumento del traffico di aerei da trasporto militari americani nello scalo siciliano, segnale del ruolo logistico della base. L’ex comandante del Comando operativo di vertice interforze, Marco Bertolini, ha ricordato che l’utilizzo delle basi Usa in Italia per operazioni di guerra non italiane richiede comunque una specifica autorizzazione politica.
La situazione ha acceso il dibattito politico. I capigruppo del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato hanno chiesto chiarimenti al ministro della Difesa Guido Crosetto sul reale coinvolgimento delle basi italiane nelle operazioni contro l’Iran e sui rischi per il Paese.
Lo stesso livello di allerta è stato esteso anche all’aeroporto militare di Trapani-Birgi, base Nato che ospita anche traffico civile. La deputata regionale M5S Cristina Cimminisi ha presentato un’interrogazione alla giunta Schifani chiedendo trasparenza sul ruolo dello scalo nello scenario di crisi e sulle garanzie per la sicurezza della popolazione, ricordando che Birgi rappresenta anche un importante motore economico per la Sicilia occidentale e punta a raggiungere 1,5 milioni di passeggeri entro il 2026.


