L’ultima settimana di campagna referendaria sarà un percorso a ostacoli, ma Giorgia Meloni ha un piano per il dopo. Se vince il Sì, Carlo Nordio sarà di fatto commissariato. A scrivere i decreti attuativi della riforma, senza i quali la legge non funzionerebbe, sarà Palazzo Chigi. La premier lo ha fatto sapere, facendo esercizio di diplomazia, in un’intervista al Dubbio: “Non ho alcuna difficoltà a dire, in caso di conferma referendaria della riforma, che nei giorni immediatamente successivi farò avviare a Palazzo Chigi un tavolo con i rappresentanti dei magistrati e dell’avvocatura in modo da raccogliere proposte e suggerimenti per scrivere le norme di attuazione, che saranno importanti quanto la stessa riforma”. Tradotto: il confronto si fa davanti alla premier, con la supervisione del sottosegretario ed ex magistrato Alfredo Mantovano. Ad aprire al confronto con le toghe, in caso di vittoria del Sì, è stato anche lui: “Non vogliamo fare la legge attuativa da soli, chiederemo proposte a tutte le parti in causa”. Poche parole, due segnali: il primo è l’apertura alle toghe. Una sorta di risposta a quella frase – “ci aspetta una stagione dura se vince il sì” – pronunciata da Nello Rossi al congresso di Magistratura democratica. Il secondo punta dritto su via Arenula: il ruolo da protagonista nella stesura dei decreti non sarà affidato a Nordio. Dal ministero della Giustizia nessun commento ufficiale, ma filtra stupore. Continua su Huffington Post


