Appena si avvicina una festa, per i siciliani “emigrati” ricomincia il massacro dei prezzi. Pasqua, Natale, Ferragosto: cambia la ricorrenza, ma non il risultato. Tornare a casa costa una fortuna. I consumatori denunciano, la politica promette, le compagnie alzano le tariffe e alla fine non si muove nulla.
Anche quest’anno, con la Pasqua alle porte, rientrare in Sicilia è diventato un lusso. L’ultima denuncia di Federconsumatori mette in fila cifre che bastano da sole. Per partire il 2 o il 3 aprile e rientrare il 7, un Milano-Catania andata e ritorno con Ryanair supera i 400 euro; da Torino si sale ancora. Con Ita Airways si arriva quasi a 500 euro per un Milano-Palermo e si superano i 540 per un Bologna-Catania. Per uno studente fuori sede, per un lavoratore emigrato al Nord, per una famiglia che vuole ricongiungersi qualche giorno, il ritorno a casa diventa una stangata.
Il problema non è soltanto il costo. È il fatto che accada ogni volta, nello stesso modo, senza che nessuno riesca a invertire il trend. Le compagnie sanno bene che in certi giorni il siciliano fuori sede non vola per piacere ma per necessità. Ma quando la necessità incontra la scarsità di alternative, il conto lo paga sempre il passeggero. La Sicilia, da questo punto di vista, è in “ostaggio”: il trasporto aereo infatti non è un’opzione fra le altre, ma spesso l’unica possibilità concreta per chi deve spostarsi in tempi ragionevoli.
Ed è qui che emerge tutta l’inefficacia della politica regionale. La risposta del governo Schifani continua a essere il bonus voli: rimborso del 25 per cento sul biglietto, che può salire al 50 per cento per alcune categorie, dagli studenti alle famiglie con Isee basso fino alle persone con disabilità. La misura è stata prorogata, rifinanziata, rilanciata. Ma i prezzi continuano a schizzare verso l’alto nei giorni cruciali. E allora la domanda è semplice: se sotto Pasqua un volo per la Sicilia continua a costare come un viaggio internazionale, dov’è l’efficacia della misura?
La verità è che la Regione interviene quando il danno è già stato fatto. Prima la compagnia fissa il prezzo, poi il cittadino paga, poi la Regione promette di restituirgli una parte. Non è una politica che abbassa davvero il costo della mobilità. È una pezza. Un modo per accompagnare il problema, non per risolverlo. La Sicilia mette soldi pubblici, il passeggero continua a spendere troppo e il mercato resta identico a prima.
C’è poi un’altra contraddizione, ancora più fastidiosa. Per alcune compagnie, come Ita Airways e Aeroitalia, il sistema degli sconti applicati direttamente in fase di prenotazione rende il tutto ancora più ambiguo. Perché il rischio, neanche troppo teorico, è che il prezzo salga a monte e che lo “sconto” serva solo a mascherare un rincaro già incorporato. Così la compagnia incassa dal cittadino e indirettamente anche grazie alla Regione che copre una quota del biglietto, mentre il passeggero si ritrova a pagare più o meno la stessa cifra di sempre.
Da oltre un anno le associazioni dei consumatori dicono una cosa elementare: invece di inseguire i rincari con i rimborsi, bisognerebbe aprire un confronto vero con le compagnie e aumentare il numero dei voli nei periodi di punta. Nessuno pensa di imporre tariffe per decreto. Ma almeno si potrebbe lavorare sull’offerta, che è l’unico modo serio per impedire che i prezzi esplodano ogni volta che mezza Sicilia prova a tornare a casa negli stessi giorni.
Il capitolo più desolante di questa strategia è il Sicilia Express. Anche per Pasqua 2026 il governo Schifani ha deciso di finanziare il treno speciale per i siciliani che vivono al Nord: partenza da Torino, arrivo in Sicilia il giorno dopo, 550 posti disponibili, biglietti a partire da 29,90 euro. Presentato così, sembra quasi un gesto di attenzione sociale. In realtà è la prova plastica di una resa.
Un treno speciale da Torino a Siracusa non dimostra che il caro-voli si stia risolvendo. Dimostra il contrario: che la Regione non riesce a risolverlo e prova a metterci una pezza. Si parla di “misura utile”, di “forte gradimento”, di aiuto ai siciliani del Nord. Ma il dato resta sconfortante: nel 2026 una Regione deve organizzare un convoglio straordinario per permettere ai propri cittadini di tornare a casa per Pasqua a un prezzo umano, e finisce pure per spacciarlo come un successo. È qui che si vede il fallimento. Se la politica festeggia un treno sostitutivo perché i voli sono diventati proibitivi, significa che non sta correggendo una stortura: ci sta convivendo.
Schifani e Aricò parlano di attenzione ai siciliani e di lotta ai rincari, ma i fatti dicono altro. Migliaia di persone continuano a fare i conti con biglietti assurdi per rivedere la famiglia, mentre la Regione si aggrappa a bonus e treni speciali per dare l’idea di avere una strategia. In realtà il caro-voli resta lì, il trend non si inverte e il governo continua a mettere soldi pubblici sotto un meccanismo che non controlla. Sarebbe questa la soluzione?



