Se ne va, all’età di 84 anni, Umberto Bossi. Il fondatore della Lega Nord aveva 84 anni. Per tutti il “senatur”, è stato una figura centrale della storia politica italiana degli ultimi 40 anni.
Primavera 1990. Sala stampa della regione Lombardia, nella vecchia sede del Pirellone. I monitor mostrano le prime proiezioni delle elezioni regionali: Lega nord al 20%. Daniele Vimercati, ‘legologo’ del Giornale di Montanelli, mi guarda incredulo. Corro a telefonare al mio settimanale, L’Europeo: “Direttore, questa è una rivoluzione. Copertina?”.
Vittorio Feltri mi diede sei pagine. Chi non ha vissuto la politica al nord in quei primi anni ’90, pre-Tangentopoli, non può rendersi conto di quanto fosse liberatorio il voto alla Lega. Certo, la polemica contro i terroni e il Sud. Ma era soprattutto lo slogan “Roma ladrona” ad attrarre, e a far schizzare i voti per Umberto Bossi oltre il 40% in certe valli bergamasche e bresciane.
“Baluba venuti giù con la piena”, li definì Claudio Martelli, delfino di Bettino Craxi. Quattro anni dopo il loro Psi non c’era più. Nel 1990-93 la Lega di Bossi rappresentò, al nord, il nostro crollo del muro di Berlino. Tutta la carica antipartitica repressa per decenni si sfogò nel voto per il Senatùr. Anche perché Marco Pannella commise il nobile suicidio garantista di difendere i parlamentari inquisiti di Mani pulite, e quindi il voto qualunquista evitò i radicali, riversandosi su Alberto da Giussano. Continua su Huffington Post



