Trump è l’Erode di Meloni: scherza con i fanti e offende pure i santi. Attacca il Papa, si paragona a Dio e Meloni non può scomunicarlo. A Palazzo Chigi, dopo la sua invettiva contro Leone – “un debole”, “è Papa solo grazie a me” – il presidente americano è definito “il nostro problema”, si dice: “È radioattivo”. Meloni sospira. Sospira perché si è liberata di Orbán, che chiama “amico”, ma che in verità è felice di salutare perché il nuovo premier ungherese Magyar, così nella nota interna di FdI, “è di destra, è un ex fedelissimo di Orbán e Tisza ha molti punti in contatto con Fidesz”. Meloni sospira per le parole di Claudio Descalzi, l’ad di Eni, riconfermato, che si sarebbe lasciato “imboccare” dalla Lega sul tema del gas russo. Si muovono Anticristo.
E’ l’attacco più sgangherato di Trump e lo paga, ancora, Meloni. È costretta a inviare due note per prendere le distanze da questo Erode. La prima è un augurio di buon viaggio al Papa, in Africa, una carezza, ma manca la parola Trump. Nessun accenno. Non basta. Conte e Schlein la accusano di correità. Cresce l’imbarazzo e con l’imbarazzo il fastidio di Meloni, del governo. Non vuole parlare il nunzio di Chigi in Terra sacra, in Vaticano, quell’Alfredo Mantovano che ogni mattina, e sera, recita il Padre nostro e l’Ave Maria. Non parlano i ministri, a eccezione di Tajani, che si trova a Beirut. La preoccupazione di FdI è di consegnare il Pontefice alla sinistra, che “fa a gara per nominarlo federatore del Campo largo”. Escono allora i capigruppo di FdI, Bignami e Procaccini, con un messaggio “di piena e forte solidarietà” (Bignami), “esprimo sconcerto per le parole di Trump” (Procaccini). Il Tg1 di Gian Marco Chiocci, con il suo vaticanista Ignazio Ingrao, intervista il Papa in aereo, un Papa che, verticale, tratta Trump per quello che è, un presidente mammona. Gli replica dal cielo, in tutti i sensi, con il “non ho paura dell’amministrazione Trump. Noi non siamo politici”. La comunicazione della Santa Sede non registra telefonate tra Meloni e Leone XIV. Meloni viene inseguita dalle opposizioni ed è costretta a una seconda nota, dal tono inequivocabile, ma è il timbro infastidito. Si apre con una frase che Montanelli avrebbe smontato perché vale sempre la regola: se non mi capite, l’imbecille sono io. Dichiara Meloni: “Pensavo che il senso della mia dichiarazione di questa mattina fosse chiaro, ma lo ribadisco con maggiore chiarezza. Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre”. Continua su ilfoglio.it



