Il processo è cominciato senza di lui. Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea regionale siciliana ed esponente di Fratelli d’Italia, non si è presentato oggi davanti alla terza sezione del tribunale di Palermo, presieduta da Fabrizio La Cascia. È imputato per corruzione, peculato, truffa e falso nell’inchiesta sui finanziamenti pubblici dell’Ars e sul presunto sistema di scambi ricostruito dalla Procura attorno al suo “cerchio magico”.

«Io stesso ho chiesto il giudizio immediato – aveva detto Galvagno – con l’obiettivo di fare chiarezza il prima possibile». Ma alla prima udienza è arrivato già un segnale politico e giudiziario: l’Avvocatura dello Stato ha chiesto la costituzione di parte civile per l’Assemblea regionale siciliana e per la presidenza della Regione. La prossima udienza è fissata al 18 giugno.

L’indagine nasce dalle intercettazioni realizzate dalla Guardia di Finanza anche nell’abitazione palermitana di Galvagno. Secondo l’accusa, nel salotto di casa del presidente si discuteva di contributi, eventi e incarichi. Il meccanismo ipotizzato è netto: finanziamenti pubblici a manifestazioni culturali; in cambio, incarichi e utilità per persone vicine a Galvagno.

Nel procedimento figurano anche l’ex portavoce Sabrina De Capitani, l’imprenditrice Marcella Cannariato, moglie di Tommaso Dragotto di Sicily by car, e gli organizzatori di eventi Marianna Amato e Alessandro Alessi. In un filone collegato è indagato anche l’autista Roberto Marino: secondo la Procura, l’auto blu sarebbe stata usata come taxi per amiche e parenti del presidente. I procedimenti su Galvagno e Marino sono stati riuniti.

La difesa, affidata agli avvocati Ninni Reina e Vittorio Manes, potrebbe riproporre la questione delle intercettazioni. Nel filone principale, ancora in udienza preliminare, gli altri imputati ne hanno chiesto l’inutilizzabilità, sostenendo che le captazioni fossero nate da un altro procedimento, quello sulla trasferta a Cannes, poi archiviato.