Fabissima Sicilia. Così, caro Direttore, ho voluto titolare la storia su Instagram ritrovandomi con Fabio Granata al Cretto di Alberto Burri, convocati da Emilio Isgrò, nella due giorni in ricordo di Ludovico Corrao, il sindaco – l’amatissimo senatore di Alcamo – che seppe restituire vita alle macerie di Gibellina dopo il terremoto del 1968.

Ho detto Fabissima in onore di Granata, già assessore regionale ai Beni Culturali al tempo in cui – con lui, in Sicilia – c’era Andrea Camilleri, e c’era anche Ludovico Corrao, dunque un’altra stagione dove poco più in là, a Salemi, c’era un Vittorio Sgarbi sindaco in grande spolvero che sapeva come adoperarsi nell’apostolato dell’intelligenza e della bellezza.

C’era anche Oliviero Toscani in quella Fabissima Sicilia e ci fu, a quel tempo, una serata da studiare nei libri di storia, con un magnifico Francesco Merlo che fabbricava ragioni e ragionamenti tra ragazze e ragazzi di Menfi, di Partanna, di Castelvetrano e di tutta la Valle del Belice mettendosi in mezzo a loro e così darsi a loro, giusto seme tra i semi di Corrao oggi portati a spalle dalle formiche di Isgrò.

Quelle stesse che mappano adesso il Cretto di Burri – il velario che copre e compatta le macerie di Gibellina – dove con la regia di Alfio Scuderi s’è celebrato il rito tutto di teatro e d’arte voluto da Isgrò: il riadattamento dell’opera andata in scena nel 1983, l’Orestea di Gibellina, oggi interpretata da Donatella Finocchiaro, Vincenzo Pirrotta, Sandra Toffolatti, Aurora Falcone, Fabrizio Falco e Federica D’Angelo.

E ho titolato Fabissima Sicilia quella foto, sullo sfondo della messa in scena di Isgrò, per capovolgere quella Buttanissima cui noi due, caro Direttore, da anni affidiamo battaglia e propositi. Tutti regolarmente falliti se poi questa nostra terra, promessa di ogni meraviglia, è sempre più periferia, deserto sociale e pascolo dei peggiori campieri del niente e del nulla.

È stata Fabissima per me, quella due giorni a Gibellina, perché già nel “retropalco”, con gli attori, con Giovanni Balsamo autore delle musiche e delle canzoni, con Angelo Sicurella – sciamano di vento e suoni – e con Emilio Isgrò sul suo carretto puntellato di formiche, la Sicilia è tornata ad essere laboratorio politico, figlia diretta dell’eresia che gli artisti sanno celebrare seminando “impurità” tra la gente.

Dal retropalco, dove era il pubblico a essere spettacolo, e poi leggendo io il prologo – il nostro amato Ibn Hamdis, caro Direttore – osservavo Fabio, il più bravo tra gli assessori che furono, dunque il più temuto dallo status quo, e ne assaporavo il fulminante paradosso: se non fosse Buttanissima, sarebbe Fabissima.