Non c’è pace tra i populisti. Si inseguono, si copiano, si sfidano, si marcano a uomo. E soprattutto pescano nello stesso mare: quello del voto di protesta, dell’antipolitica (ormai diventata politica), del consenso che nasce contro i partiti e poi finisce, puntualmente, a fare i conti coi cambi di casacca.

Ismaele La Vardera e Cateno De Luca oggi si contendono questo spazio. La Vardera si muove da ex Iena, con la diretta social sempre pronta, il tono da denuncia, la promessa di scardinare il sistema. De Luca da sindaco permanente, da capo popolo, da amministratore in trincea che sogna ancora di diventare il “sindaco di Sicilia”. Entrambi vogliono essere indispensabili e dicono di voler cambiare tutto. Entrambi, intanto, fanno campagna acquisti.

La Vardera ha appena piazzato il colpo più plateale. Controcorrente è diventato gruppo parlamentare all’Ars. Quattro deputati: lo stesso La Vardera, Carlo Gilistro, José Marano e Alessandro De Leo. Quattro eletti in quattro province diverse, come rivendica il fondatore del movimento, secondo cui si tratta di «una svolta che segna in maniera inequivocabile una crescita inarrestabile di un movimento nato appena un anno fa». Inarrestabile, dice lui. Gli avversari usano parole meno entusiaste.

Perché Gilistro e Marano arrivano dal Movimento 5 Stelle. E il loro passaggio a Controcorrente è stato vissuto dai grillini come uno scippo, aggravato dal tempismo. L’annuncio è arrivato mentre il campo largo era riunito al Centro Pio La Torre per discutere di unità, programmi e Regionali. Al tavolo, per Controcorrente, c’erano Miguel Donegani e Gandolfo Lo Verde. Fuori dal tavolo, La Vardera incassava due deputati eletti con il M5s e preparava il salto di qualità all’Ars. Il Movimento 5 Stelle l’ha presa malissimo. Nel post ufficiale siciliano sono tornate parole antiche: trasformisti, cambiacasacca, voltagabbana, traditori. Poi il vecchio cavallo di battaglia: chi lascia il progetto politico con cui è stato eletto dovrebbe dimettersi e restituire il seggio. La chiusura è stata feroce: erano partiti per cambiare la politica, hanno finito per cambiare partito.

La prima vera forza antisistema degli ultimi quindici anni, il Movimento che ha costruito fortune elettorali contro il trasformismo, contro i partiti e contro la politica dei gruppi, oggi si ritrova dall’altra parte del bancone. E deve rincorrere i propri fuoriusciti, denunciando come tradimento ciò che altri, altrove, chiamano crescita. Sotto il post è venuto giù il resto: Luigi Sunseri ha parlato di un modo di agire «politicamente e umanamente» tra i più squallidi; l’ex sindaco di Bagheria Patrizio Cinque ha trovato la formula più velenosa: da Controcorrente a Cambiocorrente è un attimo. Domenico Surdi, sindaco di Alcamo, ha evocato il canto delle sirene e la mancanza di rispetto delle regole elementari fra compagni di viaggio.

Poi c’è De Leo, il tassello che chiude il cerchio. Ex Sud chiama Nord, poi Forza Italia, poi Misto, adesso Controcorrente. Già tre gruppi attraversati in questa legislatura prima di approdare alla corte di La Vardera. Il suo ingresso consente all’ex Iena di formalizzare il gruppo e di presentarsi non più come singolo deputato in cerca di spazio, ma come capo di una pattuglia parlamentare. Controcorrente nasce per contestare la vecchia politica, ma la prima prova di forza arriva con deputati eletti altrove. La Vardera non se ne cura. Anzi, rilancia. Dice che non farà passi indietro, che la sua candidatura alla presidenza della Regione resta in campo.

Dall’altra parte c’è De Luca. Che questo mestiere lo conosce da prima, e meglio. Scateno ha già aperto la raccolta delle candidature per le Regionali e prepara per il 18 luglio, al Teatro Politeama di Palermo, la presentazione del suo “Governo di Liberazione”. Ma dietro la retorica della liberazione c’è la stessa partita di sempre: dimostrare di essere decisivo. A destra, a sinistra, da solo o in coalizione. Purché siano gli altri a riconoscergli il ruolo di perno.

E infatti ieri, a Palazzo dei Normanni, il sindaco di Taormina ha mostrato l’altra faccia della sua campagna acquisti con l’occupazione preventiva del campo palermitano. Il progetto si chiama “Una marcia in più per Palermo”, ma attorno allo slogan si vede già la mappa delle nuove convenienze. In prima fila c’era Andrea Mineo, ex assessore al Patrimonio e alle politiche ambientali del Comune di Palermo, ex Forza Italia ed ex Fratelli d’Italia, indicato come possibile candidato sindaco di Sud chiama Nord per Palazzo delle Aquile. Accanto a lui il padre Franco, già deputato regionale di Forza Italia. E poi Natale Puma, consigliere comunale vicino ai Mineo, l’ex deputato regionale della Lega Tony Rizzotto, l’ex deputato nazionale del Mpa Sandro Oliveri, Stefania Munafò, ex consigliera comunale ed ex commissaria cittadina di Diventerà Bellissima, da tempo in rotta con il centrodestra.

Non è il colpo d’Aula di La Vardera, ma è la stessa operazione vista da un’altra angolazione: costruire il nuovo con materiali provenienti dal vecchio. La Vardera arruola deputati eletti altrove e ci fa un gruppo parlamentare. De Luca raccoglie amministratori, ex assessori, ex parlamentari e ci prepara la sfida su Palermo, anticamera della partita regionale. Il resto verrà dopo.