In Sicilia abbiamo una straordinaria capacità: trasformare qualsiasi opera pubblica in una serie televisiva. Non importa quanto sia grande il cantiere. Può essere un’autostrada, un ospedale, una diga o un semplice ponte di poche decine di metri. La sceneggiatura è sempre la stessa. A Blufi, sulle Madonie, siamo ormai alla terza stagione, o forse alla quarta – difficile tenere il conto – di una soap opera ribattezzata da queste parti “Il ponte dei sospiri”.
Protagonista è la Strada Provinciale 138, quella che dovrebbe collegare lo svincolo di Irosa con Madonnuzza e i paesi delle alte Madonie. Un’opera da oltre tre milioni e mezzo di euro. Niente di faraonico, ma uno di quegli interventi che possono cambiare la viabilità di un territorio. E la hanno cambiato, in effetti. Prima, svincolando dalla Palermo – Catania, per raggiungere Gangi, le Petralie, Geraci Siculo, bastava imboccare una strada. Ora quella strada non c’è più. Da più di 3 anni al suo posto c’è un dedalo di mulattiere dove è più facile perdersi che trovarsi.
Ma andiamo con ordine. Il progetto nasce nel 2017. Sette anni fa? Otto? Ormai bisogna fare i conti con il calendario in mano perché il tempo, da queste parti, ha assunto una dimensione tutta sua. Sono cambiate legislature, giunte regionali, assessori, dirigenti. Il ponte invece no. Lui è sempre immobile. Che, detta così, potrebbe sembrare perfino un pregio per un ponte. Se solo esistesse però!
Quando il cantiere viene consegnato, il 29 dicembre del 2022, il contratto parla chiaro: quattrocentoventi giorni. Nemmeno un anno e mezzo. Una durata che, in un Paese normale, nessuno avrebbe nemmeno annotato. Si sarebbe aspettata semplicemente l’inaugurazione. In Sicilia, invece, il cronoprogramma è un genere letterario sospeso fra i sospiri dei romanzi rosa e le ansie del genere noir.
Giugno 2024. Poi luglio. Poi settembre. Poi il 2025. La primavera successiva. L’autunno. Il 2026. Le date sono passate davanti ai cittadini come le processioni: una dietro l’altra, sempre solenni, sempre accompagnate da rassicurazioni, sempre accolte con rispetto. E tutte finite esattamente nello stesso modo. Con un altro rinvio.
Nel frattempo è successo di tutto. Sono arrivati i drenaggi. Poi le cunette. Poi le terre armate. Poi i muri di contenimento. Poi la variante. Poi il caro materiali. Poi i ritardi nei pagamenti. Poi le travi. Poi le forniture. Ed il ponte che doveva arrivare, poi doveva essere assemblato, poi doveva essere montato. La cosa più sorprendente, però, non è nemmeno il ritardo. Quello, da queste parti, purtroppo non fa più notizia. La vera notizia è la serenità con cui ogni nuova scadenza, ogni ulteriore proroga, viene affrontata. Orami non viene neanche più annunciata, tanto meno motivata. “Ce ne freghiamo” direbbero dei nostalgici balilla.
Naturalmente, ognuno ha la sua parte di responsabilità. La Regione Siciliana lentamente finanzia, appalta, autorizza, approva varianti e liquida pagamenti. La Città Metropolitana lentamente gestisce la strada, le ordinanze, i disagi, le deviazioni. L’impresa lentamente esegue. I tecnici lentamente seguono. I direttori dei lavori lentamente dirigono. I politici puntualmente rassicurano. Tutti fanno qualcosa. Anche i cittadini fanno quello che da sempre gli riesce meglio: aspettano! Immersi in un clima di assuefazione da teatro dell’assurdo che neanche Beckett avrebbe saputo rappresentare con tanta convinzione. I siciliani si sono talmente abituati alle opere incompiute da non indignarsi più. Tre anni di cantiere? Normale. Quattro, cinque, sei scadenze saltate? Può succedere. Un’altra variante? Inevitabile.
Così il ponte sul torrente Oliva, tra Irosa e Madonnuzza, è diventato il simbolo perfetto dei cantieri isolani. Un piccolo, normalissimo intervento che racconta meglio di mille convegni il rapporto che questa terra continua ad avere con le opere pubbliche. Qui non si inaugurano infrastrutture. Si inaugurano attese. E ogni rinvio viene accolto con la rassegnata compostezza di chi ormai sa già come andrà a finire. Forse un giorno – neanche troppo lontano – la strada riaprirà davvero. Ci saranno il nastro, le fotografie, gli applausi, qualche discorso sulla buona politica e sul lavoro di squadra. Qualcuno si scuserà? Difficile crederlo! Qualcuno balbetterà qualche giustificazione? Probabile! Nessuno però restituirà il tempo perduto ai cittadini. Quando accadrà? Ancora non lo sa nessuno, ma fidatevi “… manca davvero poco!”

