L’abbiamo tutti l’amico o il parente che ha sempre bisogno di un piccolo prestito, piccolo o meno piccolo, tanto poi il mese prossimo, se non il mese prossimo senz’altro quello dopo, perché ora gli sta entrando un affare sicuro, allora sistemerà ogni cosa, sempre che la sfortuna gli dia tregua: capitano tutte a lui, dice, gli si è rotta la macchina, gli è morto il gatto, c’è stato un terremoto, le cavallette. Non è mai colpa sua.
Quell’amico o parente per l’Unione europea è l’Italia. Per l’Unione europea e qualsiasi comunità internazionale, e stavolta infatti è il turno della Nato. La premier Giorgia Meloni arriva ad Ankara col pacchetto di cambiali. Promessa solenne: entro il 2035 l’Italia salirà come deciso al 3.5 cento del Pil investito nella difesa e l’1.5 per cento nella sicurezza, totale 5 per cento; per ora si è fatto il possibile, dirà esibendo un 2.8 per cento, in realtà la fotocopia del 2.1 dello scorso anno, perché lo 0.7 di differenza è il conteggio di spese per Guardia costiera e Protezione civile e roba simile. Magheggi da festa di piazza, col colpo a sorpresa, diciamo così: la buona volontà viene dimostrata col proposito di salire dello 0.25 nel 2027 (5.3 miliardi) e dello 0.55 nel 2028 (11.6 miliardi). L’anno prossimo. O meglio, il prossimo governo, e forse non sarà nemmeno un governo Meloni: si vedrà chi ci sarà, e se la vedrà chi ci sarà.
A proposito, anche il contributo per l’Ucraina è quello che è, di più è difficile: colpa del petrolio russo, dello Stretto di Hormuz, c’è stato un terremoto, le cavallette. E tirate le somme, in questi anni ogni tedesco ha aiutato la resistenza ucraina con 230 euro, ogni inglese con 209, ogni americano con 200, ogni francese con 90, ogni italiano con 50 (però gli italiani sono i più stanchi di guerra, poveri cicci). E dunque – petrolio russo e Stretto di Hormuz e cavallette – l’Italia si appresta a cogliere la flessibilità concessa dall’Unione per le spese energetiche: 0.3 per cento in più rispetto al Patto di stabilità. Un debituccio supplementare, che volete che sia? In fondo dal 2022 abbiamo ricevuto 166 miliardi di Pnrr, l’84.5 per cento della somma totale che è di 194,4 miliardi. Fanno 33 miliardi all’anno, 2026 compreso. Come se la legge di bilancio – ha calcolato qui il nostro eccellente Riccardo Maggiolo – fosse stata raddoppiata ogni anno per gentile concessione del Next Generation Eu, il piano di aiuti europei successivo al Covid. Continua su Huffigton Post



