L’amicizia è sacra. La cena di pesce al ristorante è ancora più sacra. Per quanto mi riguarda, ho una predilezione confessa per gli avventurieri, tanto i grandi e fatali quanto i minori, che si nascondono come Lavitola dietro visi birichini. Panama. Il mezzogiorno d’Italia. La corte di Berlusconi, gli agguati di Monte Carlo e il grande e sventurato Partito socialista. Carcere e pescheria in location monteverdina. Niente da dire o da moraleggiare, figuriamoci. Però adesso Ranucci, incassata la giusta solidarietà universale e la rivelazione giudiziaria di un mandato a colpire il caro amico Sigfrido in cui garantisticamente non crede finché non sia provato, e Ranucci garantista è una buona notizia a sorpresa, adesso Sigfrido dovrebbe dedicare una puntata delle sue, in quel programma televisivo che non s’ebbe tempo mai di vedere ma di cui molto si è chiacchierato. Dovrebbe indagare su quell’amicizia che lo riguarda, non basta dire che il tipo era giornalisticamente interessante, magari per arrivare a Marcello Dell’Utri, e te pareva. Ed è ridondante, scarsamente professionale, ricorrere al tic complottista per ipotizzare, come Ranucci ha fatto, qualcosa di vagamente trasversale, con la solita illazione su un secondo, terzo, quarto, quinto livello. Tutti erano morbosamente curiosi dei Babbi che Matteo Renzi voleva consegnare… Continua su ilfoglio.it


