Non so se la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’emergenza covid abbia fatto un buon lavoro, se abbia scoperto mancanze ragguardevoli, se abbia individuato le colpe di Giuseppe Conte, da premier, nella gestione delle mascherine e dei vaccini. Non lo so e non mi importa, e tutto questo affannarsi parlamentare e giornalistico all’attacco (e molto più di rado in difesa) dell’ex presidente del Consiglio mi sembra l’effetto del degrado della nostra democrazia. In una appena funzionante, infatti, una commissione parlamentare d’inchiesta voluta dai partiti di governo, costituita a maggioranza dei partiti di governo, presieduta da un esponente dei partiti di governo, e impegnata a dimostrare la colpevolezza di un leader dell’opposizione, non si potrebbe nemmeno immaginare.
È vero, non è la prima volta. A memoria, ricordo i casi delle commissioni Mitrokhin e Tekekom Serbia, istituite durante il secondo governo Berlusconi e presiedute da parlamentari di centrodestra, o quella sul sistema bancario presieduta dalla grillina Carla Ruocco quando capo del governo era proprio Conte (l’unica cosa di cui Conte dovrebbe pentirsi è di sé stesso): tutte e tre con l’obiettivo di mostrare al popolo la mascalzonaggine degli avversari politici. Ma, proprio perché non è la prima volta, sarebbe bene che diventasse l’ultima, che la si piantasse con questa profusione di commissioni manettare e che, quando sono proprio necessarie, perlomeno se ne garantisse la presidenza all’opposizione. Altrimenti sono processi di piazza di ispirazione maoista di cui lasciamo a voi tutti il divertimento.


